Riso amaro

Almeno un quinto della popolazione del Madagascar, circa 4,6 milioni di persone, si trova in una situazione di insicurezza alimentare mentre per altri 9,6 milioni c’è un forte rischio che il cibo scarseggi: i dati sono contenuti in un rapporto stilato dal Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) e dall’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). Le regioni meridionali dell’isola, che soffrono di insicurezza alimentare cronica, sono attualmente le più colpite.

Questa situazione viene imputata a un calo della produzione di granturco e di riso, il tipo di cereale più consumato nel paese, dovuto ad avverse condizioni meteorologiche – cicloni e successiva siccità – e a un’invasione di locuste che ha distrutto parte delle colture e dissuaso gli agricoltori dal seminare.

Come conseguenza diretta le quantità di riso prodotte nel 2013 sono diminuite del 21% e il deficit nazionale del cereale viene stimato in 240.000 tonnellate, mentre almeno 28.000 tonnellate di granturco dovranno essere importate a caro prezzo per soddisfare la richiesta interna. Da pochi giorni è stato avviato il programma triennale di lotta alle cavallette su iniziativa della Fao e con la collaborazione del governo malgascio. Il rapporto Onu ha evidenziato che un terzo delle famiglie spende il 75% del proprio bilancio per comprare cereali e cibo, sempre più rari quindi costosi. Da novembre ad aprile, la stagione dei cicloni e delle tempeste tropicali, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente.

Ma al di là delle contingenze climatiche, sei abitanti su dieci considerano che il deteriorarsi delle proprie condizioni di vita sia causato dalla cattiva gestione del paese, alle prese da quattro anni con una grave crisi politico-istituzionale. E’ questo il risultato dell’inchiesta svolta dalla rete africana Afrobarometro. L’assenza totale dello Stato e la carenza di servizi pubblici unite all’incompetenza dei dirigenti e alla corruzione dilagante hanno trascinato il Madagascar in una fase di declino economico che ha ulteriormente impoverito la popolazione. Secondo la stessa ricerca, dal 2009 ad oggi è anche più difficile aver accesso a cibo e acqua, ancor di più nelle zone agricole che rurali. Per la Banca Mondiale ormai nove cittadini su dieci vivono sotto la soglia di povertà. E nell’ultimo periodo è anche cresciuto il sentimento di insicurezza alle luce del numero sempre più elevato di furti, rapine e aggressioni.

I dati negativi sono stati diffusi a due settimane dalle presidenziali in agenda per il 25 ottobre. Per l’80% delle persone interrogate da Afrobarometro lo svolgimento delle elezioni rappresenta la prima condizione per uscire dalla crisi mentre il 34% auspica un rinnovo della classe politica per dare un nuovo slancio al paese.

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