Costituzioni OCDS

PROEMIO

Ogni persona è chiamata a partecipare nella carità all’unica santità di Dio: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro dei cieli» (Mt 5,48).
La sequela di Cristo è la via per giungere alla perfezione che il battesimo ha aperto ad ogni cristiano. Con il battesimo egli partecipa alla triplice missione di Gesù: reale, sacerdotale e profetica. La prima lo impegna nella trasformazione del mondo, secondo il progetto di Dio. Con la seconda si offre e offre tutta la creazione al Padre con Cristo e con la guida dello Spirito. Come profeta annuncia il piano di Dio sull’umanità e denuncia tutto ciò che si oppone ad esso.
La grande famiglia del Carmelo Teresiano è presente nel mondo in molte forme. Il suo nucleo è l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, formato dai frati, dalle monache di clausura e dai Secolari. É un unico Ordine con lo stesso carisma. Esso si nutre della lunga tradizione storica del Carmelo, raccolta nella Regola di Sant’Alberto e nella dottrina dei Dottori carmelitani della Chiesa e delle altre Sante e Santi dell’Ordine.
Le attuali Costituzioni OCDS sono un codice fondamentale per i suoi membri, presenti nelle diverse regioni del mondo. Per questo motivo si caratterizzano per la semplicità delle strutture e la sobrietà delle norme di vita. In questo modo, all’interno di un’unità fondamentale, stabilita da questo testo legislativo, si mantengono aperte al pluralismo delle concretizzazioni esigite dai diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali. Per questi si potranno elaborare Statuti particolari che completino e adattino le norme generali, quando è permesso da queste Costituzioni.

I capitolo
IDENTITÀ, VALORI E IMPEGNO

  1. I Carmelitani Secolari, insieme con i Frati e le Monache, sono figli e figlie dell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù. Perciò condividono con i religiosi lo stesso carisma, vivendolo ciascuno secondo il proprio stato di vita. É una sola famiglia, con gli stessi beni spirituali, la stessa vocazione alla santità (cf. Ef 1,4 1Pt 1,15) e la stessa missione apostolica. I Secolari apportano all’Ordine la ricchezza propria della loro Secolarità.
  2. L’appartenenza all’Ordine affonda le sue origini nella relazione che si stabilì tra i laici e i membri degli Ordini Religiosi nati nel Medioevo. Gradualmente tali relazioni ottennero un carattere ufficiale, con il fine di una partecipazione al carisma e alla spiritualità dell’Istituto religioso formando parte di questo. Alla luce della nuova teologia del laicato nella Chiesa, i Secolari vivono questa appartenenza a partire da una chiara identità laicale.
  3. I membri dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi sono fedeli della Chiesa, chiamati a vivere “in ossequio di Gesù Cristo”, attraverso “l’amicizia con Colui dal quale sappiamo essere amati”, servendo la Chiesa. Sotto la protezione di Nostra Signora del Monte Carmelo, e ispirandosi a Santa Teresa di Gesù, a San Giovanni della Croce e alla tradizione biblica del profeta Elia, essi cercano di approfondire gli impegni cristiani ricevuti nel battesimo.
  4. La Vergine Maria si rende presente in modo speciale, soprattutto come modello di fedeltà all’ascolto del Signore nel suo atteggiamento di servizio a Lui e agli altri. Maria è colei che conservava e meditava nel suo cuore la vita e le azioni del Figlio, dando esempio di contemplazione. Ella fu colei che suggerì, nelle nozze di Cana, che facessero quanto il Signore diceva loro, dando così esempio di servizio apostolico. E fu ancora lei che attese la venuta dello Spirito Santo, perseverando in preghiera con gli apostoli, dando testimonianza di preghiera d’intercessione. Ella è la Madre dell’Ordine. Il carmelitano secolare gode della sua speciale protezione e coltiva una sincera devozione mariana.
  5. Il profeta Elia rappresenta la tradizione del Carmelo, ed é colui che ispira a vivere alla presenza di Dio, cercandolo nella solitudine e nel silenzio, con zelo per la sua gloria. Il Secolare vive la dimensione profetica della vita cristiana e della spiritualità carmelitana promuovendo nel mondo la legge di Dio di amore e di verità e specialmente facendosi voce di coloro che non possono esprimere da se stessi questo amore e questa verità.
  6. La Regola di Sant’Alberto è l’espressione originale della spiritualità del Carmelo. Fu scritta per laici che si riunirono sul monte Carmelo per vivere una vita dedicata alla meditazione della Parola di Dio sotto la protezione della Vergine. In questa Regola si trovano i principi che guidano la vita carmelitana:
    a) vivere in ossequio di Gesù Cristo;
    b) essere diligenti nella meditazione della legge del Signore;
    c) dare tempo alla lettura spirituale;
    d) partecipare alla liturgia della Chiesa, sia all’Eucaristia come alla liturgia delle Ore;
    e) dedicarsi alle necessità e al bene degli altri nella comunità;
    f) indossare le armi delle virtù, vivendo un’intensa vita di fede, di speranza e di carità;
    g) cercare il silenzio interiore e la solitudine nella nostra vita di preghiera;
    h) usare una prudente discrezione in tutto ciò che facciamo.
  7. Santa Teresa di Gesù é all’origine del Carmelo Riformato. Ella visse una profonda fede nella misericordia di Dio, che la fortificò per perseverare nella preghiera, nell’umiltà, nell’amore fraterno e nell’amore alla Chiesa, e che la condusse alla grazia del matrimonio spirituale. La sua abnegazione evangelica, la sua disposizione al servizio e la sua costanza nella pratica delle virtù sono una guida quotidiana per vivere la vita spirituale. I suoi insegnamenti sulla preghiera e sulla vita spirituale sono essenziali per la formazione e la vita dell’Ordine Secolare.
  8. San Giovanni della Croce fu il compagno di Santa Teresa nella formazione del Carmelo Riformato. Egli insegna al Secolare di essere vigilante nella pratica della fede, della speranza e dell’amore. Lo guida attraverso la notte oscura all’unione con Dio. In questa unione con Dio, il Secolare trova la vera libertà dei figli di Dio.
  9.  Tenendo conto delle origini del Carmelo e del carisma teresiano, si possono così sintetizzare gli elementi primordiali della vocazione dei laici carmelitani teresiani:
    a) Vivere in ossequio di Gesù Cristo, centrandosi sull’imitazione e sul patrocinio della Santissima Vergine, la cui forma di vita costituisce per il Carmelo un modello di configurazione a Cristo;
    b) Cercare la “misteriosa unione con Dio” attraverso la via della contemplazione e dell’attività apostolica, indissolubilmente unite, al servizio della Chiesa;
    c) Dare un’importanza particolare alla preghiera che, alimentata dall’ascolto della Parola di Dio e della liturgia, può condurre ad una relazione di amicizia con Dio, non solo quando si prega ma anche quando si vive. Impegnarsi in questa vita di orazione esige che ci si nutra di fede, di speranza e soprattutto di carità, per vivere alla presenza e nel mistero del Dio vivo.
    d) Compenetrare di zelo apostolico l’orazione e la vita, in un clima di comunità umana e cristiana;
    e) Vivere l’abnegazione evangelica con prospettiva teologale;
    f) Dare importanza nell’impegno di evangelizzazione alla pastorale della spiritualità, come collaborazione peculiare dell’Ordine Secolare fedele alla propria identià carmelitano-teresiana.

    II capitolo
    LA SEQUELA DI GESÙ 
    NEL CARMELO TERESIANO LAICALE

  10. Cristo è il centro della vita e dell’esperienza cristiana. I membri dell’Ordine Secolare sono chiamati a vivere le esigenze della sequela in comunione con Lui, accettando i suoi insegnamenti e consegnandosi alla sua persona. Seguire Gesù è partecipare alla sua missione salvifica di proclamazione della Buona Novella e di instaurazione del Regno di Dio (Mt 4, 18-19). Ci sono diversi modi di seguire Gesù: tutti i cristiani devono seguirlo, fare di Lui la norma della propria vita, ed essere disposti a compiere tre esigenze fondamentali: collocare i vincoli familiari al di sotto degli interessi del Regno e della persona di Gesù (Mt 18,28-29; Lc 14,25-26); vivere il distacco dalle ricchezze per dimostrare che la venuta del Regno non si appoggia sui mezzi umani bensì sulla forza di Dio e sulla disponibilità della persona umana nei suoi confronti (Lc 14, 33); portare la croce dell’accettazione della volontà di Dio, manifestata nella missione che Egli affida a ciascuno (Lc 14,33 9,23).
  11. La sequela di Gesù come membri dell’Ordine Secolare si esprime con la promessa di tendere alla perfezione evangelizza nello spirito dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza e delle Beatitudini. Con questa promessa, si rafforza il proprio impegno battesimale nel mondo al servizio del progetto di Dio. Essa è un pegno di santità personale, che necessariamente comporta un impegno di servizio alla Chiesa nella fedeltà al carisma carmelitano-teresiano. Essa viene assunta davanti ai membri della comunità come rappresentanti di tutta la Chiesa e in presenza del Delegato del Superiore dell’Ordine.
  12. Con la promessa fatta alla comunità alla presenza del Superiore dell’Ordine o del suo Delegato, la persona diventa membro dell’Ordine Secolare. Con questa promessa s’impegna ad acquisire la formazione necessaria per conoscere le ragioni, il contenuto e il fine dello stile di vita evangelica che assume. La promessa realizza l’impegno battesimale e arricchisce, nei chiamati alla vocazione matrimoniale, la vita di sposi e genitori. Questa promessa si rinnova una volta all’anno nel tempo pasquale.
    L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di castità
  13. La promessa della castità rafforza l’impegno di amare Dio sopra ogni cosa e di amare gli altri con l’amore che Dio ha per loro. Con questa promessa il Secolare cerca la libertà per amare Dio e il prossimo disinteressatamente, testimoniando l’intimità divina promessa nella beatitudine: «beati i puri di cuore perché vedranno Dio» (Mt 5,8). La promessa di castità è un impegno di amore cristiano nella sua dimensione personale e sociale per creare un’autentica comunità nel mondo. Con questa promessa il Secolare esprime anche il desiderio cosciente di rispettare ogni persona come richiede la legge di Dio e secondo il proprio stato di vita, come celibi o nubili, sposati o vedovi. Questa promessa non impedisce di cambiare il proprio stato di vita.
    L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di povertà
  14. La promessa della povertà esprime il desiderio di vivere secondo i valori del Vangelo. Nella povertà evangelica si trova la ricchezza della generosità, del rinnegamento di sé, della libertà interiore e della dipendenza da Colui che, «pur essendo ricco, si fece povero per arricchirci con la sua povertà» (2Co 8,9) e che “annientò se stesso” (Fil 2,7) per mettersi al servizio dei propri fratelli e delle proprie sorelle. La promessa di povertà cerca l’uso evangelico dei beni di questo mondo e dei talenti personali e l’esercizio delle proprie responsabilità personali nella società, nella famiglia e nel lavoro, mettendosi con fiducia nelle mani di Dio. Implica anche un impegno in favore della giustizia nel mondo affinché questo risponda al progetto di Dio. La povertà evangelica è anche esercizio di speranza che riconosce i limiti personali e si abbandona con fiducia alla bontà e fedeltà di Dio.
    L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di obbedienza
  15. La promessa di obbedienza impegna a vivere aperti alla volontà di Dio, «nel quale viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28), imitando Cristo che accettò la volontà del Padre e che si fece obbediente fino alla morte di croce (Fil 2,8). La promessa di obbedienza è un esercizio di fede che porta a cercare la volontà di Dio negli avvenimenti e nelle sfide della vita personale e sociale. Con essa il Secolare coopera liberamente con coloro che hanno la responsabilità di guidare la comunità e l’Ordine nel discernimento e nell’accettazione delle vie di Dio: il Consiglio di comunità, il Provinciale e il Generale.
    L’impegno della promessa di vivere lo spirito delle Beatitudini
  16. Nelle Beatitudini si trova un progetto di vita e un modo di entrare in relazione con il mondo, con i vicini e i compagni di lavoro, con familiari ed amici. Quando promettono di vivere le Beatitudini nella vita quotidiana i Secolari intendono dare testimonianza di vita evangelica come membri della Chiesa e dell’Ordine e cosi invitare il mondo a seguire Cristo: «Via, Verità e Vita» (Gv 14,6).

    III capitolo
    TESTIMONI DELL’ESPERIENZA DI DIO

  17. La vocazione del Carmelo Teresiano è un impegno a «vivere in ossequio di Gesù Cristo», «meditando giorno e notte la legge del Signore e vegliando in preghiera». Fedeli a questo principio della Regola, Santa Teresa mise l’orazione come base ed esercizio fondamentale della sua famiglia religiosa. Perció il Secolare è chiamato a fare in modo che la preghiera penetri tutta la sua esistenza, per camminare alla presenza del Dio vivo (1Re 18,14), mediante l’esercizio costante della fede, della speranza e dell’ amore, in modo che tutta la sua vita sia una preghiera, una ricerca dell’unione con Dio. La meta sarà quella di riuscire ad integrare l’esperienza di Dio con l’esperienza della vita: essere contemplativi nell’orazione e nel compimento della propria missione.
  18. La preghiera, dialogo di amicizia con Dio, deve nutrirsi della sua Parola perché questo dialogo possa realizzarsi, poiché «quando preghiamo parliamo a Dio, lo ascoltiamo quando leggiamo le sue parole». La Parola di Dio alimenterà l’esperienza contemplativa del Secolare e la sua missione nel mondo. Oltre alla contemplazione personale, l’ascolto della Parola deve favorire una contemplazione che porti a condividere l’esperienza di Dio nella comunità dell’Ordine Secolare. Per mezzo di essa si cercherà di discernere in comune le vie di Dio, di mantenere vivo il dinamismo della conversione, di ravvivare la speranza attiva. La realtà si farà trasparente e si potrà scoprire Dio in tutto.
  19. Lo studio e la lettura spirituale della Scrittura e degli scritti dei nostri Santi, specialmente quelli di coloro che sono Dottori della Chiesa, Santa Teresa, San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù Bambino, occupano un posto privilegiato per alimentare la vita di preghiera del Secolare. Anche i documenti della Chiesa sono alimento e ispirazione nell’impegno della sequela di Gesù.
  20. Il Secolare cercherà di trovare tempi forti dedicati alla preghiera, come momenti di maggior coscienza della presenza del Signore e come spazio interiore per l’incontro personale e intimo con Lui. Ciò lo condurrà a vivere l’orazione come atteggiamento di vita che gli farà “riconoscere sempre e in ogni luogo Dio, … cercare la sua volontà in tutti gli avvenimenti, contemplare Cristo in ogni persona, vicina o estranea, e giudicare con rettitudine sul vero senso e valore delle realtà temporali, tanto in se stesse come in ordine al fine della persona umana. Si otterrà così contemplazione e impegno nella storia, integrando fede e vita, preghiera e azione.
  21. Il Secolare dedicherà quotidianamente un tempo alla pratica dell’orazione mentale. Questo è il tempo in cui stare con Dio ed irrobustire la relazione con Lui, per essere veri testimoni della sua presenza nel mondo.
  22. Il cammino della preghiera cristiana esige di vivere l’abnegazione evangelica (Lc 9,23) nel compimento della propria vocazione e missione, dal momento che «orazione e trattamento delicato non sono compatibili». In una prospettiva di fede, di speranza e di amore il Secolare assumerà le fatiche e le sofferenze di ogni giorno, le preoccupazioni familiari, l’incertezza e i limiti della vita umana, le malattie, l’incomprensione e tutto ciò che costituisce il tessuto della nostra esistenza terrena. Cercherà, allo stesso tempo, di rendere tutto ciò materia del proprio dialogo con Dio per crescere nell’atteggiamento di lode e di ringraziamento al Signore. Per vivere autenticamente la semplicità, il distacco, l’umiltà e la completa fiducia nel Signore, l’Ordine Secolare osserva le pratiche dell’abnegazione evangelica raccomandate dalla Chiesa. Particolare importanza rivestono i giorni e i periodi del calendario liturgico che hanno un carattere penitenziale.
  23. La vita di preghiera personale del Secolare, intesa come relazione di amicizia con Dio, si nutre e si esprime anche nella liturgia, fonte inesauribile della vita spirituale. La preghiera liturgica arricchisce la preghiera personale e questa, da parte sua, incarna l’azione liturgica nella vita. Nell’Ordine Secolare si da un posto speciale alla liturgia intesa come Parola di Dio celebrata nella speranza attiva, dopo averla accolta nella fede e con l’impegno di viverla nell’amore effettivo. I sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, devono essere vissuti come segni e strumenti dell’azione di liberazione di Dio e come un incontro con Cristo Risorto, presente nella comunità ecclesiale. Sono strutture di grazia rispetto alle strutture di peccato che ci sono nella società. Il Secolare cercherà di scoprire nella preghiera liturgica la presenza di Cristo e dello Spirito, viva ed esigente nella vita concreta di ogni giorno. Nell’anno liturgico sperimenterà presenti i misteri della redenzione che spingono a collaborare alla realizzazione del piano di Dio. La liturgia delle Ore, da parte sua, lo farà entrare in comunione con la preghiera di Gesù e della Chiesa.
  24. Il valore della vita sacramentale e liturgica nell’Ordine Secolare porta i suoi membri a partecipare, nella misura delle proprie possibilità, alla celebrazione dell’Eucaristia. Cercheranno di fare la Preghiera del mattino e la Preghiera della sera della Liturgia delle Ore in unione con la Chiesa estesa in tutto il mondo. Quando sia possibile reciteranno anche la Preghiera della notte. La loro partecipazione al sacramento della Riconciliazione e agli altri sacramenti della Chiesa favoriscono il proprio processo di conversione.

    IV capitolo
    AL SERVIZIO DEL PROGETTO DI DIO

  25. “I fedeli laici, in quanto sono membri della Chiesa, hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo: sono abilitati e tenuti a questo compito dai sacramenti dell’iniziazione cristiana e dai doni dello Spirito Santo”. La spiritualità del Carmelo risveglia nel Secolare il desiderio di un maggiore impegno apostolico, quando egli si rende conto di tutto ciò che comporta la propria chiamata all’Ordine. Cosciente della necessità che il mondo ha di testimoni della presenza di Dio, egli risponde all’invito che la Chiesa rivolge a tutte le associazioni di fedeli seguaci di Cristo quando li impegna nella società umana ad una attiva partecipazione per il raggiungimento delle mete apostoliche della loro missione secondo il proprio carisma. Il Secolare, come frutto di questa partecipazione all’evangelizzazione, condivide un rinnovato gusto per l’orazione, per la contemplazione e per la vita liturgica e sacramentale.
  26. La vocazione dell’Ordine Secolare è veramente ecclesiale. La preghiera e l’apostolato, quando sono veri, sono inseparabili. L’osservazione di Santa Teresa che il fine dell’orazione è la “nascita di opere buone” ricorda all’Ordine Secolare che le grazie che si sono ricevute devono sempre avere un effetto in coloro che le ricevono. Per gli individui e per la comunità, e soprattutto come membri della Chiesa, l’attività apostolica è frutto della preghiera. Dove sia possibile e in collaborazione con i superiori religiosi e con la debita autorizzazione degli incaricati, le comunità partecipano all’apostolato dell’Ordine.
  27. Ciascuno procuri di essere un testimone vivo della presenza di Dio e si responsabilizzi sulla necessità di aiutare la Chiesa in modo concreto nella sua missione evangelizzatrice. Per questo motivo, ciascuno svolga un apostolato, o collaborando con altri nella comunità, o individualmente.
  28. Nel suo impegno apostolico porterà la ricchezza della sua spiritualità con le sfumature che comportano i vari campi dell’evangelizzazione: missioni, parrocchie, case di preghiera, Istituti di spiritualità, gruppi di orazione, pastorale della spiritualità. Con i propri apporti peculiari come laici carmelitani, essi potranno offrire al Carmelo Teresiano rinnovati impulsi per “trovare valide indicazioni per nuovi dinamismi apostolici” con fedeltà creativa alla propria missione nella Chiesa. Le differenti attività apostoliche dell’Ordine Secolare saranno precisate e valutate negli Statuti particolari per i diversi ambienti geografici.

    V capitolo
    CON MARIA, MADRE DI GESÙ

  29. Nel dinamismo intimo della sequela di Gesù, il Carmelo contempla Maria come Madre e Sorella, come «modello perfetto del discepolo del Signore» e, pertanto, modello della vita dei membri dell’Ordine. La Vergine del Magnificat annuncia la rottura con il vecchio mondo e annuncia l’inizio di una storia nuova, nella quale Dio rovescia dal trono i potenti ed esalta i poveri. Maria si mette dalla loro parte e proclama il modo di agire di Dio nella storia. Maria è per il Secolare un modello di donazione totale al Regno di Dio. Ella ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio nella Scrittura e nella vita, a credere in essa in tutte le circostanze per vivere le sue esigenze. E questo senza capire molte cose, conservando tutto nel cuore (Lc 2, 19.50-51) fino a quando giunga la luce, in preghiera contemplativa.
  30.  Maria è anche ideale ed ispirazione per il Secolare. Ella vive la prossimità alle necessità dei fratelli, preoccupandosi di esse (Lc 1, 39-45 Gv 2, 1-12 At 1,14). Ella, «l’immagine più perfetta della libertà e della liberazione dell’umanità e del cosmo», aiuta a comprendere il senso della missione. Ella, Madre e Sorella, che ci precede nella peregrinazione della fede e nella sequela del Signore Gesù, ci accompagna affinché la imitiamo nella sua vita nascosta in Cristo e impegnata nel servizio degli altri.
  31. La presenza di Maria, mentre vivifica la spiritualità del Carmelo Teresiano, caratterizza il suo apostolato. Per questo il Secolare s’impegnerà a conoscere ogni giorno di più la persona di Maria con la lettura del Vangelo, per comunicare agli altri l’autentica pietà mariana che porta all’imitazione delle sue virtù. Guidati da uno sguardo di fede, i membri dell’Ordine Secolare celebreranno e promuoveranno il culto liturgico della Madre di Dio alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa e praticheranno, con sentimenti di fede e di amore, gli esercizi devozionali in suo onore.

    VI capitolo
    FORMAZIONE ALLA SCUOLA DEL CARMELO

  32. L’obiettivo centrale del processo di formazione nell’Ordine Secolare è preparare la persona a vivere il carisma e la spiritualità del Carmelo nella sequela di Cristo, al servizio della missione.
  33. Con vero interesse per gli insegnamenti della Chiesa e per la spiritualità dei nostri Santi Carmelitani, i laici carmelitani cercano di essere uomini e donne maturi nella loro vita, nella pratica della fede, della speranza e dell’amore e nella devozione alla Vergine Maria. Si impegnano ad approfondire la propria vita cristiana, ecclesiale e carmelitana. La formazione cristiana è la base solida per la formazione carmelitana e spirituale. Per mezzo del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei documenti della Chiesa i laici carmelitani ricevono i fondamenti teologici necessari.
  34. La formazione teresiano-sanjuanista, sia iniziale che permanente, aiuta a sviluppare nel Secolare la propria maturità umana, cristiana e spirituale al servizio della Chiesa. Con la formazione umana sviluppa la capacità del dialogo interpersonale, il mutuo rispetto, la tolleranza, la possibilità di essere corretto e di correggere con serenità, e la capacità di perseverare negli impegni assunti.
  35. L’identità carmelitana matura mediante la formazione nella Scrittura e nella lectio divina, nell’importanza data alla liturgia della Chiesa, specialmente all’Eucaristia e alla Liturgia delle Ore, e nella spiritualità del Carmelo, alla sua storia, alle opere dei Santi dell’Ordine e alla formazione nella preghiera e nella meditazione.
    La formazione all’apostolato si basa sulla teologia della Chiesa circa la responsabilità dei laici, e la comprensione del ruolo dei Secolari nell’apostolato dell’Ordine aiuta a rendersi conto del posto che ha l’Ordine Secolare nella Chiesa e nel Carmelo e offre una forma concreta per condividere le grazie ricevute con la vocazione a farne parte.
  36. L’introduzione graduale alla vita dell’Ordine Secolare si struttura nel modo seguente:
    a) Un periodo sufficiente di contatto con la comunità della durata di non meno di sei mesi. Il fine di questa tappa è far sì che il candidato vada familiarizzandosi sempre piú con la comunità, con il suo stile di vita e con il tipo di servizio alla Chiesa proprio dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano. Inoltre per dare l’opportunità alla comunità di compiere un adeguato discernimento. Gli Statuti Provinciali specificheranno tale periodo.
    b) Dopo il periodo iniziale di contatto, il Consiglio della comunità può ammettere il candidato per un periodo più serio di formazione che durerà abitualmente due anni e che sarà orientato alla prima Promessa. All’inizio di questo periodo di formazione si dà al candidato lo scapolare; é un segno esterno della sua appartenenza all’Ordine e del fatto che Maria è allo stesso tempo madre e modello nel suo cammino.
    c) Alla fine di questa tappa, con l’approvazione del Consiglio della comunità, s’invita il candidato a fare la prima Promessa di vivere lo spirito dei consigli evangelici e le Beatitudini per un periodo di tre anni.
    d)Negli ultimi tre anni di formazione iniziale si fará uno studio piú approfondito della Scrittura, dei documenti della Chiesa, dei Santi dell’Ordine, della preghiera e del modo di rendersi capaci di partecipare all’apostolato dell’Ordine. Alla fine dei tre anni il Consiglio potrà ammettere il candidato a fare la Promessa definitiva di vivere lo spirito dei consigli evangelici e delle Beatitudini per tutta la vita.

    VII capitolo
    ORGANIZZAZIONE E GOVERNO

  37. L’Ordine Secolare di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù è un’associazione di fedeli e parte integrante dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. E’ essenzialmente laicale nel suo carattere, anche se può contare sulla partecipazione del clero diocesano.
  38. I frati e le monache del Carmelo Teresiano considerano la comunità laicale del Carmelo Secolare come un arricchimento della propria vita consacrata. Essi, con una interazione reciproca desiderano apprendere dai laici carmelitani a riconoscere i segni dei tempi. Pertanto si farà in modo che i rappresentanti dell’Ordine Secolare siano presenti quando in un’area geografica si progetta, a livello locale o provinciale, il servizio apostolico dell’Ordine o si approfondisce la situazione della Chiesa e della società.
  39. Tutti i fedeli di Cristo hanno il diritto di fare i voti. Con il consenso del Consiglio della comunità e il permesso del Provinciale, un membro dell’Ordine Secolare, se lo desidera, può emettere i voti di obbedienza e castità in presenza della comunità. I voti sono strettamente personali e non creano una categoria differente di appartenenza. Suppongono un impegno maggiore di fedeltà alla vita evangelica ma non trasformano coloro che li fanno in persone riconosciute giuridicamente come consacrate nella linea degli Istituti di Vita Consacrata. Coloro che fanno i voti nell’Ordine Secolare continuano ad essere laici a tutti gli effetti giuridici.
  40. L’Ordine Secolare si struttura fondamentalmente sulla comunità locale quale segno visibile della Chiesa. L’Ordine Secolare, sia a livello di Provincia come a livello di comunità, ha personalità giuridica.
  41. L’Ordine Secolare dipende giuridicamente dai Frati Carmelitani Scalzi. Il Superiore Generale stabilisce le comunità locali e compie le visite pastorali. Può dispensare, in casi particolari, dalle Costituzioni e dagli Statuti, e concedere eccezioni. Ha l’autorità di risolvere i casi che non siano contemplati da questa legislazione e che non possano essere risolti dalle autorità locali. Il Superiore Generale è aiutato da un Delegato Generale, la cui responsabilità è di favorire le relazioni reciproche tra i religiosi e i Secolari e di mantenere i contatti con i Delegati Provinciali e gli Assistenti di ogni comunità, in modo che possano garantire la finalità e il buon andamento dell’Ordine Secolare.
  42. Il Definitorio Generale dell’Ordine approva gli Statuti regionali e provinciali dell’Ordine Secolare.
  43. Il Superiore Provinciale, normalmente aiutato dal Delegato Provinciale, è il Superiore dell’Ordine Secolare all’interno del suo territorio. É il responsabile del buon andamento dell’Ordine Secolare nell’ambito della sua circoscrizione. Deve visitare le comunità della sua giurisdizione e nominarne gli Assistenti, dopo aver ascoltare il Consiglio delle stesse. A lui si ricorre per primo quando sorgano conflitti.
  44. L’Assistente spirituale di ogni comunità è ordinariamente un frate dell’Ordine. Suo dovere è fornire l’assistenza spirituale alla comunità e accompagnarla nella sua vocazione perché possa corrispondere debitamente ad essa. Cercherà anche di favorire la solidarietà tra la comunità laicale e i frati e le monache dell’Ordine. Invitato dal Consiglio della comunità, potrà partecipare alle sue riunioni, ma senza diritto di voto. Sarà disponibile al dialogo con i candidati nelle differenti tappe della formazione. Il Consiglio potrà consultarlo circa la capacità del candidato ad assumere la responsabilità della vocazione all’Ordine Secolare. Sosterrà la formazione della comunità aiutando l’incaricato della formazione. Tuttavia egli non può essere l’incaricato della formazione. L’Assistente spirituale deve conoscere bene la spiritualità carmelitana ed essere ben informato circa gli insegnamenti della Chiesa sul ruolo svolto dai laici in essa.
  45. Solo il Superiore Generale dell’Ordine, nelle circoscrizioni nelle quali non ci siano frati, o il Provinciale nella sua circoscrizione, possono designare come Assistente qualcuno che non sia Frate dell’Ordine, sempre con il permesso del suo legittimo superiore. Il Delegato Generale o il Delegato Provinciale presteranno il loro servizio per questa designazione, dialogando con il candidato per sapere se possiede le qualità espresse dal n. 44 di queste norme.
  46. Il Consiglio, formato dal Presidente, da tre Consiglieri e dal responsabile della formazione, costituisce l’autorità immediata della comunità. La responsabilità primaria del Consiglio è la formazione e la maturazione cristiana dei membri della comunità.
  47. Il Consiglio ha autorità per:
    a) ammettere i candidati alla formazione, alla Promessa o ai Voti;
    b) ridurre, per giusti motivi, il periodo di formazione prima della Promessa temporanea, con il consenso del Superiore Provinciale;
    c) convocare la comunità per le elezioni ogni tre anni;
    d) sostituire, per gravi motivi, qualche membro del Consiglio;
    e) dimettere un membro della comunità, se viene considerato necessario, dopo aver consultato il Provinciale;
    f) ricevere un membro che si trasferisca da un’altra comunità;
    g) quando sorga una questione che non cade sotto la competenza del Consiglio, è obbligo del Presidente mettere al corrente il Provinciale.
    Il Consiglio si riunisce di frequente e ogni volta che sia necessario per seguire con attenzione i programmi di formazione e la crescita della propria comunità.
  48. 48. Il Superiore Generale, il Superiore Provinciale e il Consiglio della comunità sono i superiori legittimi dell’Ordine Secolare.
  49. 49. Per costituire una nuova comunità, è necessario presentare alla Segreteria Generale dell’Ordine Secolare i seguenti documenti:
    a) una lista dei membri che la compongono; per formare una comunità si richiede un minimo di 10 membri, di cui almeno due abbiano fatto la Promessa definitiva;
    b) una lettera del Delegato Provinciale che solleciti l’erezione della comunità;
    c) il permesso scritto dell’Ordinario della Diocesi;
    d) il nome della comunità;
    e) il luogo in cui la comunità si riunisce.
  50. Ogni tre anni le comunità locali dell’Ordine Secolare eleggono il proprio Presidente e tre Consiglieri. Questi quattro membri, dopo aver consultato l’Assistente, eleggono l’incaricato della formazione tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva. Il Consiglio nomina, in seguito, un segretario e un tesoriere. Il procedimento per le elezioni sarà determinato dagli Statuti provinciali, rispettando completamente la libertà degli elettori e la preferenza della maggioranza dei membri. Affinché il Presidente possa essere rieletto per un terzo periodo, si richiede il permesso del Superiore Provinciale.
  51. Il Presidente, eletto tra i membri che abbiano fatto la Promessa definitiva, ha il dovere di convocare e presiedere le riunioni della comunità. Dovrà mostrare un’attitudine di servizio verso tutti i membri della comunità; fomenterà uno spirito di affabilità cristiana e carmelitana, facendo bene attenzione a non mostrare preferenze verso alcuni membri della comunità rispetto ad altri; coordinerà i contatti con quei membri della comunità che, a causa di età, di malattie, di distanza o per altre ragioni, non possano partecipare alle riunioni; aiuterà l’incaricato della formazione e l’assistente spirituale, appoggiandoli nell’esercizio delle loro responsabilità; potrà sostituirli qualora siano assenti, ma solo temporaneamente, o designare per questo qualcuno tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva.
  52. La responsabilità dei tre Consiglieri è di formare, insieme al Presidente, il governo di comunità e di sostenere l’incaricato della formazione. Generalmente sono membri della comunità con la Promessa definitiva. In casi particolari, membri con la promessa temporanea possono fare da Consiglieri.
  53. L’incaricato della formazione, eletto dal Consiglio tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva, ha la responsabilità di preparare i candidati alla prima Promessa e a quella definitiva. Lavora in collaborazione con l’Assistente e con il sostegno del Presidente. In assenza del Presidente l’incaricato della formazione lo sostituisce in tutte le sue funzioni.
  54. Il Segretario del Consiglio ha la responsabilità di mantenere aggiornato il registro della comunità, annotando le elezioni, le ammissioni, le promesse e le dimissioni. Deve presentare il registro al Consiglio, quando questo si riunisce, e alla comunità al momento delle elezioni. Assiste alle riunioni del Consiglio scrivendo sul registro le deliberazioni, ma non ha diritto di voto.
  55. Il tesoriere deve conservare ed amministrare i conti della comunità. Deve presentare una relazione semestrale dei conti al Consiglio ed anche, una volta all’anno, alla comunità e al Superiore Provinciale o della Circoscrizione. Gli Statuti locali devono determinare come la comunità si occuperà delle necessità dei poveri.
  56. I Secolari che, a causa della distanza, dell’età o di malattie, non possono partecipare alle riunioni regolari della comunità, continuano ad essere membri dell’Ordine Secolare, e sotto l’autorità del Delegato Provinciale devono essere associati ad una determinata comunità. É responsabilità del Presidente della comunità stabilire un contatto con tali membri e di questi di mantenere il contatto con la comunità.
  57. Dove ci sia una Circoscrizione organizzata dei Frati dell’Ordine, i Secolari devono formare un Consiglio Provinciale per aiutarsi reciprocamente nella formazione e nell’apostolato, ma non per interferire con il governo delle comunità locali. Il Presidente del Consiglio Provinciale dovrà essere un membro dell’Ordine Secolare con la Promessa definitiva. Il Consiglio Provinciale dovrà sottomettere i suoi Statuti al Definitorio Generale per la loro approvazione.
  58. Gli Statuti Provinciali determineranno quanto segue:
    a) il percorso di un adeguato programma di formazione;
    b) l’accettazione e la formazione dei nuovi membri che non vivono vicino ad una comunità già costituita; in ogni caso, tali nuovi candidati devono essere riconosciuti e formati da una comunità stabilita e sono considerati membri di questa stessa comunità;
    c) il procedimento per l’elezione e le responsabilità dei tre Consiglieri;
    d) i suffragi per i defunti delle comunità;
    e) le circostanze e le condizioni per emettere i voti;
    f) l’età minima e massima per accettare nuovi membri;
    g) il numero massimo di membri di una comunità, prima di doverla dividere per formarne un’altra;
    h) il coordinamento degli impegni apostolici all’interno della comunità o della Provincia;
    i) la forma e l’uso dei segni esterni di appartenenza all’Ordine Secolare;
    j) le pratiche di mortificazione e le espressioni di devozione a Maria Santissima e ai Santi dell’Ordine.
  59. Se una comunità dell’Ordine Secolare non appartiene a nessuna Provincia, deve elaborare i suoi propri Statuti, conformemente alle precedenti indicazioni, e sottometterli all’approvazione del Definitorio Generale.
  60. Si possono introdurre altre strutture a livello nazionale, là dove c’è più di una Provincia, o a livello internazionale, quando si considerino utili o necessari per la formazione, il coordinamento degli apostolati dell’Ordine o per organizzare Congressi. Tali strutture non avranno nessuna autorità giurisdizionale. Questi Consigli regionali dovranno sottomettere i propri Statuti al Definitorio Generale per la loro approvazione.

EPILOGO

Le Costituzioni dell’Ordine Secolare sono state elaborate per consolidare il progetto di vita dei suoi membri, che formano parte dell’Ordine del Carmelo Teresiano. Essi sono chiamati a «testimoniare come la fede cristiana (…) costituisca l’unica risposta pienamente valida ai problemi e alle aspettative che la vita pone davanti ad ogni persona e ad ogni società». Questo lo realizzeranno come Secolari se, a partire da una contemplazione impegnata, riusciranno a testimoniare nella propria vita familiare e sociale di ogni giorno «questa unità di vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza». Come Secolari, figli e figlie di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce, sono chiamati ad «essere nel mondo testimoni della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo», mediante una vita di preghiera, di servizio evangelizzatore, e per mezzo della testimonianza di una comunità cristiana e carmelitana. «Tutti insieme e ciascuno per la sua parte devono alimentare il mondo con frutti spirituali (cf. Gal 5,22) e diffondere in esso lo spirito dal quale sono mossi quei poveri, mansueti e pacifici, che il Signore nel Vangelo proclamò beati (cf. Mt 5, 3-9). In una parola, ciò che è l’anima per il corpo, questo devono essere i cristiani (e i carmelitani) nel mondo».