Giona:dialogo sulla misericordia

Il libro di Giona è uno dei libri più brevi della Bibbia ma forse nessun altro libro dell’AT ha saputo, con mezzi così semplici, mettere in luce con forza e grazia l’aspetto misericordioso di Dio1. Il suo insegnamento segna uno dei vertici dell’AT. Rompendo con un’interpretazione stretta della profezia, afferma che le minacce, anche le più categoriche, sono l’espressione di una volontà misericordiosa di Dio, il quale non attende che la manifestazione del pentimento per accordare il suo perdono. Se l’oracolo di Giona non si realizza, è perché realmente i decreti di distruzione sono sempre condizionali. Ciò che Dio vuole è la conversione: Dio può cambiare i cuori.

L’autore del Libro confessa che YHWH è un Dio d’amore, pietoso, la cui misericordia si estende al di là dei confini di Israele, anche ai pagani, abbraccia tutte le creature, senza distinzione di razza. Per cui qui viene rimproverata una mentalità integralista, l’elezione non è un privilegio ma una scelta gratuita di Dio.

Dio sarà indulgente verso il profeta ribelle, ma, soprattutto, la sua misericordia si estende anche alla nemica più evidente di Israele, la città di Ninive. Si è molto vicini al NT: Dio non è solo il Dio dei giudei, è anche il Dio dei pagani, poiché non c’è che un solo Dio. In Mt. 12,41 e Lc. 11, 29-32, il Cristo Gesù citerà a esempio la conversione dei niniviti e Mt 12.40 vedrà in Giona chiuso nel ventre del mostro la figura della permanenza del Cristo nella tomba.

La predicazione di Giona è molto semplice e sintetica, afferma una sola cosa: il male ha i giorni contati; la nostra violenza, la nostra falsità, il nostro egoismo, portano solo alla morte, sono destinati a finire. Da queste semplici parole, i cittadini di Ninive credono in Dio; capiscono di aver sbagliato e si impegnano concretamente ad abbandonare i comportamenti non graditi al Signore, affidandosi completamente a Dio, alla sua provvidenza, alla sua misericordia.

Dio è capace di perdonare, ama le sue creature a un punto tale che si dispiace di aver minacciato loro qualche male! È la conversione continua di Dio, che ci segue sempre sulla nostra strada, ed è sempre pronto a perdonarci e ad amarci di un amore sempre più grande, fino a mandare in mezzo a noi Gesù, il suo Figlio, a morire per noi sulla croce.

La giustizia di Giona è molto diversa da quella di Dio. Il profeta vorrebbe un Dio giustiziere, che castiga le colpe degli abitanti di Ninive; non accetta e non comprende la misericordia di Dio, dimenticando che anch’egli vive di quella stessa misericordia. Quante volte anche noi vorremmo che Dio castigasse duramente chi ha sbagliato, e non ci accorgiamo delle infinite volte in cui Dio ha perdonato a noi per primi!

Dio è dispiaciuto del fatto che il suo Profeta non ha capito nulla della sua missione, non lo abbandona, per lui non è come uno strumento che, una volta usato, può essere gettato via; continua a cercarlo, a prendersi cura di lui; vuole educarlo, e con l’episodio del ricino e del verme cerca di fargli comprendere il vero valore delle cose.

Il messaggio è che Dio vuole la salvezza di tutti. Tutti sono salvi per opera di Dio: i marinai, i Niniviti, Giona stesso, il profeta, l’ebreo, il figlio prediletto messo alla pari con i pagani. E tutti sono salvi grazie anche alla loro collaborazione all’opera di Dio: la preghiera dei marinai, il pentimento di Giona, la penitenza dei Niniviti. Tutto quello che capita a Giona avviene perché alla fine Ninive sia salva.

Nel capitolo quarto, che è un dialogo sulla misericordia Giona esprime a Dio le sue riserve sul modo con cui ha deciso di trattare Ninive, se ne dispiace, si ribella a questa sua decisione, non è da Dio ritornare sui suoi pensieri, disapprova questa compassione di Dio per una città potente nel male e dice che “preferisce morire che vivere”. Ma Dio risponde a Giona giustificando il suo atteggiamento e scusando Ninive perché “non sanno quello che è bene e quello che è male”. È una delle situazioni più frequenti dentro la vita dell’umanità, questo dialogo profondo è il dialogo che inconsapevolmente noi facciamo tutti i giorni. Giona non capisce perché Dio si comporta così, addirittura con i nemici di Israele. Praticamente qui Dio abolisce ogni distinzione tra il popolo eletto, il popolo santo e i pagani. Potremmo addirittura chiederci come qualcuno ha fatto, se questo libro sia stato scritto per convincere una città come Ninive a convertirsi oppure per convincere un profeta come Giona a convertirsi: chi deve cambiare veramente? Nonostante quell’esperienza terribile di tre giorni in mare, dopo la conversione della città di Ninive, non è ancora convinto e si mette lì fuori della città per vedere come sarebbe andata a finire. Naturalmente lui voleva che la città fosse distrutta, e fa l’ultimo tentativo per far recedere Dio dal suo disegno di salvezza. Dio va contro il suo profeta per salvare una città, non gli importa che il suo profeta faccia o no una bella figura, gli importa che la gente sia salva. A Dio non importa che i credenti abbiano ragione, a Dio importa che tutti gli uomini riconoscano che sono figli suoi: e questa è la tragedia dei credenti. Giona vuole insegnare a Dio, spesso lo facciamo anche noi, noi saremmo più capaci di Lui a mettere a posto le cose.

Ci sono due modi di condurre il mondo, la storia: con la misericordia di Dio o con la giustizia umana. Dio conduce il mondo con la misericordia, Giona vorrebbe la giustizia, che ha in mente lui. La missione aveva talmente insuperbito Giona che non capiva più un Dio che voleva perdonare: non è umano perdonare, non è secondo la logica umana. Dio scusa l’uomo: “Non sanno quello che è bene e quello che è male”. Gesù sulla croce dirà: “Non sanno quello che fanno”. Si può quasi dire che Dio non sopporta di essere offeso dall’uomo, lo vuole scusare: “Ha agito senza pensare a ciò che faceva”. E qui siamo ancora nell’Antico Testamento.

Se non capiremo fino in fondo questo modo di agire di Dio, addosseremo a Lui cose tremende che non gli appartengono: spesso noi non abbiamo annunciato un Dio di questo genere, misericordioso, paziente, mite; l’amore di Dio si manifesta solamente nel perdono universale: Dio o ci perdona tutti o non perdona nessuno. Allora cominciamo ad essere consapevoli che siamo tutti in cammino verso una verità più grande, se accetto questo cambia completamente il mio rapporto con chi mi sta accanto, forse perché anche lui mi porta un annuncio di una verità più grande di quella che già io posseggo. Giona (Israele) non aveva capito questa realtà profonda di questa universalità ed è quello che anche noi facciamo fatica a capire: siamo alla ricerca più di una giustizia che di una misericordia, e qualche volta la misericordia più difficile è quella da usare con noi stessi: non ci perdoniamo e non abbiamo misericordia con gli altri perché non l’abbiamo con noi stessi. Forse anche la nostra vita cambierebbe, ci convertiremmo a questo modo di agire di Dio e Signore, per diventare più fratelli tra di noi, donando più luce, più sale alla nostra terra.

 

Mons Gianfranco Ravasi

 

http://www.collevalenza.it/Riviste/2007/Riv1007/Riv1007_04.htm

 

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