“Una guida sicura all’unione con Dio”
di Salvuccia Raniolo
Dal 1 settembre al 5 settembre nella casa di preghiera Monte Carmelo Villasmundo (Sr) si sono svolti gli esercizi spirituali con P. Juan De Bono OCD a cui hanno partecipato i Padri Carmelitani, alcuni membri dell’Ordine Secolare e altri laici.
Il relatore ha introdotto il tema iniziando con il brano 137 del Diario di Santa Elisabetta della Trinità: “Il ritiro è il tempo: a) della riflessione; b) del proposito; c) della preghiera.In realtà non è il predicatore a tenere il ritiro, egli è simile a un segnale messo sulla strada per indicare al viaggiatore il suo cammino. Ci sono solo due agenti: Dio e noi. a) Qual è la parte di Dio? Dio parlerà a ogni anima, senza tuttavia chiedere lo stesso a ciascuna. b) Qual è la nostra parte? Dobbiamo cercare la solitudine, quella solitudine che Nostro Signore amava tanto, perché è nel ritiro che Egli ha compiuto le grandi azioni della sua vita.” (Ritiro predicato da padre Hoppenot. Martedì sera, 23 gennaio 1900).
La preghiera è il tempo di “stare in comunione con Dio”.
Nel ritiro siamo soli con Dio e Dio parlerà a ciascuno in modo personale, unico, ma bisogna cercare la solitudine, quella che Gesù amava tanto per parlare (pregare) con suo Padre.
Spesso si presenta lo scoraggiamento, ma Santa Elisabetta della Trinità scrive a sua sorella Guite nella lettera n.298 del 16/07/1906: “Bisogna cancellare la parola scoraggiamento dal tuo vocabolario”.
Com’è possibile non scoraggiarsi? Per Gesù e anche per noi, Dio è l’Immutabile, Colui che non cambia mai (Egli ti ama oggi come ti amava ieri e come ti amerà domani), Dio è Amore, Dio ha scelto me e io rispondo con il mio “eccomi”, accetto tutto e con il suo aiuto cerco di scoprire il suo amore. Dio sceglie le persone fragili come Pietro e non capaci, Lui ci rende capaci.
Il tempo è prezioso e ci è dato per realizzare la missione che il Signore ci ha affidato.
Siamo qui in ritiro per Dio, il ritiro è questo contatto, intimità con Dio. A questa intimità, comunione, unione con Dio, ci conduce S. Giovanni della Croce “guida sicura all’unione con Dio”.
Riflettiamo su 5 punti del santo Dottore e poeta: Il perché siamo stati creati, la purificazione attiva, la purificazione passiva, l’uomo che cerca Dio e l’unione con Dio.
Noi siamo stati creati per entrare in comunione con le tre Persone Divine e l’uomo può entrare nella Trinità solo attraverso Gesù, Verbo Incarnato fatto Uomo per noi come ci descrive san Giovanni della Croce nella Romanza 7 “L’Incarnazione”.
Tutto questo ci spinge alla purificazione per intraprendere questo viaggio verso la Trinità.
Nella Romanza 3 “Sulla Creazione” il Padre vuole donare al Figlio una sposa (ogni anima): “Una sposa che ti ami Figlio mio voglio donarti, che per tua grazia meriti di stare in nostra compagnia”, e noi sentiamo il bisogno di questo Verbo con il grande desiderio dell’unione con Dio. E il Figlio dice di sì: “sono disposto per la gioia della mia sposa”. Nella nascita del Verbo “pianto umano scorge in Dio e nell’uomo gioia piena” canta nella Romanza 9 “Sulla Nascita”.
Per raggiungere la gioia piena, la cima della montagna, san Giovanni della Croce ci consiglia tre qualità per iniziare la purificazione; distacco, amore del prossimo e umiltà.
La purificazione dell’anima deve essere perfetta sia nella parte sensoriale che nella parte spirituale.
La parte sensoriale dell’anima comprende i sensi esteriori e i sensi interiori. I sensi esteriori come vista, sentire, olfatto, gustare il cibo. I sensi interiori come fantasia e immaginazione. Se non sono ordinati, ci rallentano il viaggio. La parte spirituale dell’anima; intelletto, memoria e volontà. Intelletto per scoprire la divinità e amarla, memoria per ricordare i benefici di Dio e volontà di avere gli occhi fissi su di Lui.
Quindi questo processo di purificazione diventa notte. La purificazione è un processo che siamo chiamati ad accettare sotto la sua Mano purificatrice.
Occorre spirito di abbandono e con Santa Elisabetta della Trinità diciamo “mi abbandono a voi come una preda”. Lui ci attende, sta aspettando noi e per noi è bello sapere che siamo attesi e ci mettiamo alla ricerca di Dio. Nel suo Cantico Spirituale, san Giovanni della Croce ci invita a far nostro il grido/canto della sposa che cerca l’Amato: “Dove ti sei nascosto, dove sei, non ti vedo”. Un Dio che si nasconde è necessario andarLo a cercare; Lui si dona a noi ma, aspetta che siamo noi a chiedere questa Presenza.
L’anima aspetta di incontrare lo Sposo e per questo va in sua ricerca e si rende conto che Lui è stato lì perché vede i boschi, prati, fiori come prove della grandezza di Dio e capisce che l’Amato è vicino.
L’anima vuole solo Dio. La sposa arriva a comprendere che l’Amato è dentro di lei, sente la sua Presenza: è l’esperienza mistica, lo sguardo profondo di fede, amore e speranza.
L’anima è pronta per l’unione trasformante e comincia ad amare come Dio ama.
Tutti siamo chiamati a questa comunione con Dio per poter iniziare la nostra missione.
La chiesa a Monte Carmelo – Villasmundo (SR)



