Bene prezioso

Prima giornata di relazioni al Congresso teologico-pastorale, all’interno del VII Incontro mondiale delle famiglie in corso a Milano. La famiglia è una risorsa sociale perché sostiene la maturità della persona, la solidarietà, la dignità della donna. I relatori puntano sulle deviazioni individualistiche e mercantili che soffocano la gratuità e la dignità. Una campagna contro la pubblicità rivolta ai bambini. Ancora più urgente è cambiare la politica che emargina i valori familiari nel privato.

Milano (AsiaNews) – Una famiglia fatta di uomo e donna, con due o più figli è la risorsa più importante per il benessere dell’individuo, per la coesione della società, per rendere umano, vivibile e anche pieno di successo il mercato. Questa può essere la sintesi che emerge dalla prima giornata del Congresso internazionale teologico-pastorale, che abbraccia i primi tre giorni del VII Incontro mondiale delle famiglie che si tiene alla FieraMilanoCity.

In un salone ripieno di oltre 4mila rappresentanti da 150 Paesi, dopo una cerimonia e una danza di apertura, si sono svolte al mattino le due relazioni principali, quella del card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio consiglio per la cultura, e quella del prof. Luigino Bruni, docente di economia politica all’Università di Milano-Bicocca (v.foto). Nel pomeriggio è stata presentata l’inchiesta – sotto la responsabilità del prof. Pierpaolo Donati, di Bologna – sulla famiglia “risorsa della società”.

Proprio quest’inchiesta – fatta in Italia nel 2011 su circa 3500 rispondenti, ma applicabile anche al resto del mondo – mostra con cifre alla mano che la famiglia più tradizionale, quella con due figli o più, unita dal legame di fedeltà fra un uomo e una donna, è quella che rende stabile la personalità dei figli, spinge all’aiuto verso gli altri, crea personalità capaci di creatività e responsabilità nel lavoro, aiuta la coesione sociale. I risultati dell’inchiesta sono a dir poco sorprendenti perché cozzano contro l’enorme pubblicità che viene fatta all’individualismo delle convivenze, al privatismo delle coppie omosessuali, alla penalizzazione sociale del rapporto matrimoniale. Invece, la famiglia con figli costruisce coesione, aiuto agli anziani, educazione, moralità, impegno sociale, solidarietà. Da qui una forte richiesta a riconoscere la famiglia non solo nei suoi valori “privati”, interni, ma anche come valore all’interno della società. I risultati dell’inchiesta puntano il dito sul sistema politico-amministrativo, incapace di valorizzare e anzi tendente a penalizzare con tasse, consumi, emarginazioni il contributo di padri, madri, nonni e figli.

“Il risultato finale – si legge nella relazione- dice che la famiglia normalmente costituita è ancora la forza primaria della nazione, sebbene stia diventando una minoranza. Così possiamo dire che una minoranza di famiglie forti deve sopportare il peso della coesione sociale, che è finito in crisi grazie alle tendenze individualistiche e privatiste sostenute dal sistema politico amministrativo e, naturalmente, dal mercato”. Rimane il fatto che le famiglie tradizionali sono “più felici”, più gioiose, anche se “più povere”.

Il conflitto sempre più evidente fra la società capitalista e individualista e i valori della famiglia, come pure la necessità di una specie di “rivoluzione sociale” a partire dai valori familiari e dell’umanesimo cristiano, è stato evidenziato anche nella relazione del prof. Bruni, tanto appassionata da strappare lunghi minuti di applausi. In essa, il docente ha messo in luce il valore del lavoro, da svolgere anzitutto per sé, per la propria dignità, non per il “prezzo” che ha sul mercato; il valore della cura e della solidarietà, che presenta un “di più” difficilmente quantificabile; il gratuito, spesso ridotto a qualcosa di “gratis” e senza valore; l’impegno delle donne (e non solo) in casa, per nulla considerato nella ricchezza globale di una nazione. “Una cultura che apprezza solo ciò che ha un prezzo di mercato – ha detto Bruni – non capisce più il valore, i valori, e quindi neanche il valore delle cose”. E ancora: “Le imprese hanno costruito, in questi due secoli di capitalismo, tutto un sistema di incentivi e di ricompense che non riesce però a riconoscere il di più del dono in ogni vero lavoro”. Per Bruni, se non si riprende a parlare di dignità del lavoro (non solo del “prezzo”) e di gratuità si rischia di scivolare verso una società che compra tutto e che è costituita da “schiavi”, da gente che offre solo l’inessenziale operare, senza motivazioni e senza ideali.

Il docente ha anche fatto un appello perché si attui a livello mondiale una moratoria contro la pubblicità diretta ai bambini (“(negli ultimi 20 anni il fatturato della pubblicità per i bambini è aumentata in Europa di oltre 10 volte. I bambini sono troppo preziosi per lasciarli ai mercanti for profit”). Ma egli ha soprattutto spinto perché nella società si comprenda il valore della famiglia che “essendo la principale generatrice di beni relazionali, non serve oggi l’economia consumando di più, ma consumando di meno, consumando cioè meno merci e creando più beni: più beni relazionali, beni spirituali, beni di prossimità, che poi sono anche beni essenziali per la ripresa e per lo sviluppo economico”.

Un appunto che tutti i relatori hanno fatto è che le famiglie stesse sono poco coscienti del bene sociale che esse sono, accettando l’emarginazione nel privato (e nel consumo) voluta dal mercato e non lottando per i propri diritti.

A costruire una sintesi fra privato e pubblico, personale e sociale, uomo e donna, genitori e figli, ha pensato la relazione del card. Ravasi. Con immagini dal libro della Genesi, del cantico dei Cantici, del Vangelo, fino all’Apocalisse e con citazioni di autori antichi e contemporanei (Aristotele, Tolstoi, Chesterton, Jorge Louis Borge,…) ha presentato un affresco affascinante sulla famiglia come “casa” alla presenza di Dio; sulla comune e specifica dignità del maschio e della femmina; sul dolore, la fatica e la precarietà del vivere; sullo splendore sperato della città d’oro dell’Apocalisse. Anche lui ha richiamato un’inchiesta controcorrente rispetto alla mentalità dominante: da un’indagine degli “European Values Studies” (2009), risulta che l’84% dei cittadini europei (e il 91% degli italiani) considera fondamentale la famiglia e inaspettatamente 46 paesi su 47 la collocano al primo posto tra le realtà sociali più importanti, prima ancora del lavoro, delle relazioni amicali, della religione e della politica.

di Bernardo Cervellera

fonte: http://www.asianews.it

 

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