“To the Wonder”

Il film del regista Terence Malick parla del coraggio che porta dalla colpa al riscatto

Mirko Testa

Nella scia dell’acclamato The Tree of Life il regista Terence Malick è riuscito a intessere insieme nel film To the Wonder, con preziose metafore e allegorie, la storia d’amore tra Marina (Olga Kurylenko) e Neil (Ben Affleck), una creatura d’aria e una di terra, che si rincorrono, si perdono e si trovano su uno sfondo evanescente, in un tempo impalpabile e visionario, per parlare del conflitto tra la natura e la grazia, addentrarsi nel groviglio tra bene e male, peccato e redenzione. Quello di Malick è un film “lirico, con tendenze all’elegia”, come spiega padre Virgilio Fantuzzi nell’ultimo numero de La Civiltà Cattolica (n. 3925, 4 gennaio 2014), in cui la natura, come appare ad esempio tratteggiata all’inizio della storia nel contesto urbano di una vecchia Parigi autunnale, altro non è che “un enorme organismo, uscito palpitante dalle mani del Creatore, il quale non ha ancora cessato di operare in essa e non soltanto la mantiene in vita, ma continua ad animarla con il soffio del suo Spirito”. La pellicola ha al centro l’amore umano, nelle sue stagioni, nel suo trascolorare in cui si riflette, come in uno specchio limitato e difettoso, il fulgore dell’amore divino. A fare da contrappunto narrativo le parole dall’ambone di un sacerdote di origine ispanica, padre Quintana (Javier Bardem). “Risvegliate l’amore. La divina presenza dorme in ogni uomo, in ogni donna. Voi dite: ‘Cristo ha detto questo, Cristo ha detto quello…’. Ma voi che cosa dite? E quello che dite viene da Dio? Rispondete a quella parte di Dio che è presente in ogni uomo. Conoscetevi l’un l’altro in quell’amore che non cambia mai…”. “L’amore non è soltanto un sentimento – spiega in un’altra sua predica –. L’amore è un dovere. L’amore è un comando. E voi dite: ‘Non posso comandare le mie emozioni. Vanno e vengono come nuvole’. A questo Cristo risponde: ‘Dovete amare, che vi piaccia o no’. Temete che il vostro amore sia morto? Forse è in attesa di essere trasformato in qualcosa di più alto. L’amore ha lo strano potere di mettere insieme persone che seguono percorsi diversi”. “To the Wonder – commenta padre Fantuzzi – trasmette il senso globale di un’esperienza di vita che si muove tra infinite contraddizioni, come se coloro che vi partecipano fossero prigionieri di un labirinto dove, in assenza di una via di uscita, si torna sempre al punto di partenza”. “Eppure un’uscita c’è”, scrive il gesuita, ed è “un’uscita verso l’alto”. Ed ecco che le parole dell’ultima preghiera pronunciata dal padre Quintana giungono in soccorso nel fornire un significato al film: “Verso dove mi conduci? Mostrami dover cercarti. Dissetaci…Inonda le nostre anime con il tuo spirito di vita…così completamente che le nostre vite possano diventare soltanto un riflesso del tuo amore”.

 

sources: Aleteia Team

 

 

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