Professione religiosa – 14 settembre 2025


Ai piedi della Croce fiorisce una nuova vita consacrata

L’8 novembre 2024, dopo un periodo di aspirantato, fra Mattia di Gesù Risorto ha vestito l’abito carmelitano scalzo, iniziando il suo anno di noviziato vissuto presso l’eremo di Varazze, in provincia di Genova.
L’anno di noviziato è stato intenso, fatto di silenzio e discernimento, vissuto nel segno della collaborazione tra la Provincia Genovese e il Commissariato di Sicilia dei Carmelitani Scalzi: due Circoscrizioni che, unite dallo stesso spirito, hanno accompagnato la crescita vocazionale di fra Mattia.
Dopo dodici mesi di formazione fra Mattia, nel nostro Convento Monte Carmelo in Villasmundo, il giorno dell’Esaltazione della Croce, ha emesso la prima professione dei voti di povertà, castità e obbedienza, nelle mani del Superiore del Commissariato di Sicilia, fra Paolo Pietra.
A condividere la celebrazione, il suo compagno di noviziato fra Edoardo, il maestro p. Paolo Arosio, numerosi confratelli, familiari e amici.
Durante la celebrazione, la parola di Dio ha trovato eco nell’omelia del Superiore. Le sue parole hanno accompagnato e illuminato ogni gesto del rito, come un filo d’oro che unisce la chiamata personale di fra Mattia al mistero universale della Croce: «Fratelli e sorelle, oggi sostiamo davanti alla Croce non come davanti a un segno di dolore, ma a una realtà che racchiude un mistero di bellezza. La Croce non è mai solo legno: è albero fiorito, trono di gloria, gemma preziosa che brilla nella notte del mondo».
Queste parole sono echeggiate nel momento in cui fra Mattia ha deposto le mani nelle mani del Superiore, pronunciando il suo “sì” a Dio.
Nel gesto semplice della professione, la Croce è diventata davvero albero che fiorisce, segno di una vita che nasce dall’amore e per l’amore. Il Superiore ha poi spiegato che i tre voti non sono rinunce sterili, ma vie concrete per vivere l’amore crocifisso. «Il voto di povertà non è tristezza, ma libertà. È come uno zaino leggero: solo chi non porta con sé mille cose può correre verso Dio. La castità non è non amare, ma amare in un modo nuovo, indiviso, libero dal possesso. E l’obbedienza non è schiavitù, ma fiducia: dire con Cristo “non la mia, ma la tua volontà sia fatta”».
Dopo l’omelia fra Mattia è stato interrogato circa il suo desiderio di seguire Cristo e successivamente in ginocchio ha professato i consigli evangelici nelle mani del suo Superiore. Dopo è stato rivestito del mantello bianco segno della vocazione profetica ricevuta nella scuola del profeta Elia e della protezione materna di Maria e gli sono stati consegnati la Regola e le Costituzioni.
La celebrazione è stata così un intreccio perfetto tra rito e parola, tra promessa e mistero.
Padre Paolo durante l’omelia ha consegnato a fra Mattia anche quattro consigli di San Giovanni della Croce, guida dei Carmelitani e padre dello spirito: “Allenati nella rassegnazione; educati alla mortificazione; esercitati nelle virtù; vivi la solitudine come intimità con Dio.” Queste parole hanno tracciato la via per il cammino che lo attende: un percorso di formazione, studio e vita comunitaria che fra Mattia proseguirà a Genova, nel convento di Sant’Anna, insieme ad altri giovani frati.
Come segno della giornata, fra Mattia ha scelto un’immagine che racchiude tutto il senso della sua professione: San Giovanni della Croce che abbraccia Cristo crocifisso, ai cui piedi sbocciano tre fiori, simbolo dei voti religiosi.
“La Croce, ha ricordato padre Paolo, non è una rinuncia sterile, ma un abbraccio d’amore.
Dal legno fioriscono i voti: tre fiori che non appassiscono, perché radicati in Cristo.”
Dopo la celebrazione, la comunità si è raccolta per un momento di gioia semplice e fraterna, condividendo frutta e gelato.
Un piccolo banchetto, ma dal sapore evangelico: perché dove c’è fraternità, anche la semplicità diventa festa.
La giornata si è chiusa con un invito che è anche una promessa: «Oggi esaltiamo la Croce, ha detto il Superiore, non perché amiamo il dolore, ma perché lì abbiamo visto la bellezza di un amore che salva. La Croce fiorisce oggi nella vita di fra Mattia, segno che la bellezza non muore mai, ma risorge».
E così, ai piedi della Croce, fra Mattia di Gesù Risorto ha iniziato la sua nuova vita consacrata, come un fiore che nasce dal legno della Croce fragile, ma pieno di luce.

Ecco alcune foto della professione:

Ed ecco anche alcuni video:

Porgi l’orecchio alle parole della mia bocca”

di p. Andrea Maria di Gesù, Carmelo Madonna dei Rimedi

Il 14 settembre 2025 nel nostro convento di Locomonaco-Monte Carmelo si è tenuta la prima professione di fra Mattia di Gesù Risorto.

Il senso della professione religiosa nella famiglia del Carmelo è il momento nel quale pubblicamente ci si consacra a Dio imitando lo stile di vita di Gesù Cristo che, su questa terra, visse casto, povero e obbediente. Questo impegno avviene tramite voti pubblici per i religiosi che raggiungono la piena maturità. La professione, con il suo valore di donazione totale a Dio, diventa un segno della vicinanza del Regno di Cieli qui in terra anzi, possiamo ben dire, è una manifestazione terrena del regno celeste; gli antichi monaci diceva che era “una vita angelica” perché si riferivano alle parole di Gesù che disse « I figli di questo secolo sposano e sono sposati, ma quelli che saranno reputati degni di avere parte al mondo a venire e alla risurrezione dai morti non sposano e non sono sposati, perché neanche possono più morire, poiché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione » (Lc 20, 34-36).

La vita carmelitana si presenta come un contributo alla vita della Chiesa offrendo sé stessi per amore di Dio e del prossimo con l’accento sulla marianità e la vita spirituale tipica del nostro Ordine, in questo grande quadro della vita della Chiesa è avvenuta la professione semplice di fra Mattia, un grande momento di gioia, dove lui ha donato sé stesso a Dio circondato dai suoi confratelli e dalla sua famiglia: i genitori e i due fratelli.

La liturgia festeggiava l’Esaltazione della Santa Croce, in ricordo della vittoria dell’imperatore Eraclio sui Persiani (628), ai quali strappò le reliquie della Croce prese come bottino di guerra e in sfregio ai cristiani. Queste furono solennemente riportate a Gerusalemme. Da allora la Chiesa celebra in questo giorno il trionfo della Croce che è segno e strumento della nostra salvezza. «Nell’albero della Croce tu (o Dio) hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore» (Prefazio).

Nella Messa è stata proclamata la Parola del Vangelo secondo Giovanni «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 13,16-17).

Il rito si è svolto nella cappella del convento dove si sono radunati parenti, amici e confratelli così come il parroco del neo professo e altri presbiteri amici; si è creata una bella assemblea numerosa e festante ai canti della liturgia eseguita dal coro insieme all’organista.

Al tocco della campana si avvia la processione dei presbiteri, ministranti con il professando verso il presbiterio e, una volta raggiunti i posti è iniziata l’Eucaristia con i suoi riti e le parole sapienti della Sacra Scrittura e le pie preghiere della liturgia. La Messa è stata presieduta dal Commissario dei Carmelitani Scalzi p. Paolo Pietra e durante la sua omelia ha sottolineato come la croce sia qualsiasi realtà che richiede impegno sacrificio ma, nello stesso tempo, è sempre proiettata su un futuro di ricompensa e beatitudine avvolte anche nella vita presente.

Croce e beatitudine camminano insieme per questo spesso la si raffigura impreziosita e come diceva p. Paolo «Quando pensiamo alla croce il nostro cuore dovrebbe esplodere di gioia. Essa diventa per noi bellezza senza fondo. È pensando a questa bellezza che mi vengono in mente le tante opere dell’arte cristiana dei primi secoli.

Nelle catacombe troviamo la croce nascosta in segni simbolici; poi, con Costantino, diventa luminosa, ornata, rivestita di gemme. Credo che per un cristiano sia necessario visitare Sant’Apollinare in classe e il mausoleo di Galla Placida a Ravenna, per comprendere il valore che i nostri fratelli dei primi secoli davano alla Croce. Le cosiddette croci gemmate: oro e pietre incastonate, che non negano la durezza della morte, ma la trasfigurano. Oppure le croci fiorite, con tralci che germogliano e viticci che si allargano: il legno secco che porta frutto. È l’immagine di Cristo stesso, morto e risorto, in cui la sterilità della morte è vinta dalla fecondità della vita.

La Chiesa, scegliendo di rappresentare così la Croce, ci ha detto: non fermatevi alle spine, guardate anche ai fiori; non fissate solo il sangue, ma scorgete la gemma nascosta che brilla.

Questo non è solo presente nell’espressioni artistiche, ma anche nei stessi vangeli, se i sinottici evidenziano il dolore della crocifissione, san Giovanni ne fa un momento glorioso.

La Croce è un paradosso. San Paolo lo dice chiaramente: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”. Eppure, proprio lì, Dio ha deciso di manifestare la sua sapienza e la sua potenza. Non c’è via per la risurrezione che non passi dalla Croce: non c’è gloria che non attraversi l’umiliazione, non c’è vita vera che non passi attraverso il dono totale di sé».

La croce è distintivo di ogni cristiano ma soprattutto di chi, chiamato da Dio alla vita carmelitana, deve imitare Cristo in tutto «ciò significa che la Croce non è una rinuncia sterile, ma un abbraccio d’amore. Non è solo sofferenza, ma fecondità: dal legno fioriscono i voti, i tre fiori (i voti) che non appassiscono, perché radicati in Cristo. È un’immagine che dice tutto: la vita consacrata è un bacio dato a Cristo Crocifisso, e da quel bacio nascono fiori di bellezza e di speranza».

Dopo l’omelia fra Mattia ha emesso i tre voti in ginocchio davanti p. Paolo e nelle sue mani ha recitato la formula della professione:

«Io fra Mattia di Gesù Risorto,

per vivere fedelmente in unione con la Vergine Maria nell’ossequi di Gesù Cristo, davanti ai miei fratelli nelle tue mani fra Paolo, per un anno faccio voto a Dio di castità, povertà e obbedienza secondo la Regola e le Costituzioni dell’Ordine dei Frati Scalzi della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Mi dono con tutto il cuore a questa famiglia iniziata da Santa Teresa, affinché con la grazia dello Spirito Santo e l’aiuto della Madre di Dio, nella perenne orazione e nell’azione apostolica al servizio della Santa Madre Chiesa, raggiunga la carità perfetta glorifichi in eterno la Trinità Santissima».

Recitata la formula il novello frate ha firmato il foglio con su scritta la professione ponendolo sull’altare come segno della sua consacrazione, dopo è stato rivestito dalla cappa bianca e ricevuto il libriccino della Regola e delle Costituzioni. Al termine del rito della professione ha stretto con tutti noi frati presenti “l’abbraccio di accoglienza” come segno di benvenuto nell’Ordine Carmelitano.

Dal cuore di ciascuno è salito al Signore Gesù il ringraziamento per questo fratello che si è aggiunto alla comunità insieme alla preghiera perché sia custodito nel suo cammino di consacrazione e formazione. Ci sia sempre propizio il Signore che ispirò il salmista quando disse: «Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio» (Sal 84,5-6).