«Ora è il momento di camminare»

Il I Incontro Mondiale dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi e il pellegrinaggio nei luoghi del Carmelo Teresiano

Sabato 18 luglio 2026, dall’aeroporto di Catania, è partito un piccolo gruppo composto da cinque membri dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi di Sicilia, accompagnati da padre Paolo, diretto ad Ávila per partecipare all’Incontro Mondiale dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi.

I pellegrini hanno scelto di raggiungere la Spagna alcuni giorni prima dell’inizio dell’evento per vivere un intenso pellegrinaggio sui luoghi di san Giovanni della Croce e di santa Teresa di Gesù, in occasione del centenario della proclamazione di san Giovanni della Croce a Dottore della Chiesa e del quarto centenario della canonizzazione dei due grandi santi riformatori del Carmelo.

La prima tappa del pellegrinaggio, domenica 19 luglio, è stata il Monastero dell’Incarnazione di Ávila, dove santa Teresa di Gesù emise la professione religiosa e trascorse gran parte della sua vita monastica. Il gruppo ha visitato la chiesa e il museo annesso. Nella chiesa è stato possibile sostare davanti al confessionale di san Giovanni della Croce, contemplare il coro delle monache, dove santa Teresa collocò l’immagine della Vergine Maria sul seggio priorale quale vera Priora del monastero, e la cella della Santa.

All’interno del monastero i pellegrini hanno sostato nel parlatorio, luogo nel quale, secondo la tradizione, santa Teresa e san Giovanni della Croce, conversando sul mistero della Santissima Trinità, furono rapiti in estasi. Nel museo hanno potuto ammirare numerose opere e preziose testimonianze della vita teresiana, tra cui il celebre Cristo alla Colonna davanti al quale Teresa ottenne la grazia della sua profonda conversione, la statua di san Giuseppe, detto “il Parlero”, e il dipinto della Samaritana.

Lunedì il pellegrinaggio è proseguito a Toledo. Il gruppo ha raggiunto il Puente de Alcántara, dal quale si possono ancora osservare la torre merlata e i resti delle mura dell’antico convento carmelitano dove san Giovanni della Croce fu incarcerato il 2 dicembre 1577. In quella durissima prigionia rimase per circa nove mesi, fino alla miracolosa fuga nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1578. Proprio in quel luogo una targa ricorda l’evento riportando la prima strofa della Notte oscura, una delle più alte espressioni della mistica cristiana.

Il giorno seguente i pellegrini hanno visitato Duruelo, culla della Riforma maschile del Carmelo Teresiano, dove san Giovanni della Croce diede inizio alla nuova esperienza di vita carmelitana insieme ai primi frati riformati. Successivamente hanno raggiunto Fontiveros, suo paese natale, visitando il luogo dove sorgeva la casa della famiglia Yepes e la chiesa di San Cipriano, nella quale il piccolo Juan fu battezzato. Qui riposano anche il padre Gonzalo de Yepes e il fratellino Luis.

Nel pomeriggio il gruppo si è recato ad Alba de Tormes, dove ha potuto sostare in preghiera davanti al sepolcro di santa Teresa di Gesù e venerarne le preziose reliquie, tra cui il cuore e il braccio incorrotti, segni eloquenti dell’amore ardente che la Santa nutrì per Cristo e per la Chiesa.

Mercoledì 22 luglio, nel pomeriggio, al gruppo iniziale si sono uniti altri membri dell’Ordine Secolare di Sicilia. Una parte dei partecipanti ha colto l’occasione per visitare Salamanca, ammirandone le due cattedrali e la prestigiosa Università, nella quale san Giovanni della Croce compì gli studi teologici che contribuirono alla profondità della sua dottrina spirituale.

Giovedì 23 luglio ha avuto ufficialmente inizio l’Incontro Mondiale dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Preposito Generale dell’Ordine, padre Miguel Márquez Calle, OCD. Erano presenti quasi mille partecipanti provenienti da circa ottanta Paesi, segno della vitalità e della diffusione del carisma teresiano nel mondo. La giornata è proseguita con le prime conferenze e i momenti di fraternità tra le diverse delegazioni.

Riprendiamo alcuni passaggi significativi dell’intervento inaugurale di padre Miguel Márquez Calle.

Il Padre Generale ha ricordato anzitutto che la formazione carmelitana non può ridursi a un insieme di nozioni o di pratiche esteriori, ma deve essere una vera “formazione dell’identità”, una fiamma viva e dinamica capace di rinnovarsi continuamente alla luce del Vangelo e dei segni dei tempi.

Essere ad Ávila significa ritornare alla “terra delle origini”: qui è nata santa Teresa di Gesù e qui si è acceso il fuoco del carisma teresiano nel primo gruppo dei suoi discepoli. Per questo motivo l’incontro non vuole essere semplicemente un congresso di studio, ma un’autentica esperienza di fraternità, un’occasione per camminare insieme e lasciarsi nuovamente sorprendere da Gesù Cristo.

Il Padre Generale ha poi indicato alcune sfide concrete per il futuro delle nostre comunità.

La prima riguarda la comunicazione: molti dei problemi comunitari nascono dalla mancanza di ascolto reciproco e dall’incapacità di parlare con sincerità e con il cuore.

La seconda è quella del discernimento e dell’umiltà. Nessuno può ritenersi proprietario della verità; occorre mantenersi docili allo Spirito Santo, coltivando una sapienza che nasce dall’ascolto e dalla conversione continua.

La terza sfida è il lavoro di squadra e l’amicizia teresiana. Le nostre comunità sono chiamate a ricostruire relazioni autentiche e ad assumere responsabilità condivise, affinché ogni persona si senta accolta e valorizzata. Non si entra nel Carmelo per confermare le proprie devozioni personali, ma per imparare a crescere insieme nella comunione.

La quarta riguarda il governo come servizio. Ogni incarico deve essere vissuto con spirito di dedizione, capacità di ascolto e libertà interiore, sapendo anche lasciare il proprio servizio quando giunge il momento opportuno.

Infine, il Padre Generale ha invitato tutti a rimanere sempre discepoli, novizi per tutta la vita, continuamente aperti all’azione dello Spirito Santo.

A conclusione del suo intervento ha richiamato quello che definisce il grande segreto della mistica carmelitana: lasciarsi amare da Dio. In una società dominata dalla fretta, dall’efficienza e dall’attivismo, il frutto più grande non nasce dal fare sempre di più, ma dal disarmarsi davanti al Signore, affidarsi completamente a Lui e permettergli di custodire e trasformare la nostra vita.

Il secondo intervento della giornata è stato quello di Linda Levi dell’OCDS Italia dal titolo “Senso di appartenenza e corresponsabilità”. La relatrice ha affermato che prima di appartenere a qualsiasi realtà umana, apparteniamo a Cristo: “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.” Da questa identità nasce anche la nostra appartenenza Appartenere all’OCDS significa riconoscere che la nostra vocazione è un dono ricevuto da Dio e affidato alla nostra libertà. È un cammino che richiede fedeltà alla preghiera, alla Promessa, alla Comunità, e la capacità di custodire lo slancio del “primo amore”.

La corresponsabilità nasce da questa appartenenza: non è protagonismo, ma servizio; non è possesso, ma collaborazione; non è individualismo, ma comunione. La Comunità diventa “luogo teologale”, spazio in cui Cristo è presente e ci forma attraverso la fraternità, l’obbedienza, il dialogo e la carità concreta. Essere corresponsabili significa contribuire con i propri talenti alla vita della Comunità, della Circoscrizione e dell’Ordine, sapendo che il Carmelo non è un rifugio individuale, ma una famiglia spirituale che cresce solo se ciascuno mette “il cuore” nel proprio impegno.

Appartenenza e corresponsabilità sono quindi due pilastri inseparabili dell’identità OCDS: ci radicano in Cristo, ci uniscono come fratelli e sorelle, e ci rendono capaci di costruire il Carmelo nel mondo di oggi con creatività, speranza e fedeltà. Che la nostra vocazione continui a generare comunione, servizio e missione, per il bene dell’Ordine e della Chiesa

Il terzo intervento dopo una pausa caffè è stato quello di Angela Vel OCDS degli Stati Uniti che portava il titolo “Formazione iniziale e permanente”. La relatrice ha descritto il nuovo iter formativo che gli Stati uniti hanno elaborato in sei quaderni da una commissione di tre membri dell’ordine Secolare.

Ogni fine giornata è stata conclusa con un momento di adorazione.

Venerdì 24 luglio dopo aver celebrato la Santa Messa in inglese, c’è stato l’intervento di p. Alzinir Debastiani ocd, che è stato delegato nazionale per l’ocds. A lui il compito di toccare i punti essenziali del tema “Pastorale dell’Ocds”.

«Possiamo dire che l’attenzione pastorale all’ocds non è semplicemente una funzione organizzativa, ma un servizio essenziale per salvaguardare e promuovere la fedeltà al carisma teresiano e sanjuanista. Da quando è nato, l’Ordine ha riconosciuto che le persone comuni condividono pienamente lo stesso carisma e la missione, vivendo  nella loro condizione secolare.

L’assistenza pastorale ha lo scopo di rafforzare la comunione con la Chiesa, con l’Ordine, tra le comunità, promuovendo una sola formazione, un’identità vocazionale chiara e un autentico senso di appartenenza. I frati specialmente, gli assistenti spirituali, sono chiamati a essere testimoni della spiritualità carmelitana, collaboratori della formazione e ponti di comunione tra le diverse ramificazioni dell’Ordine. Il modello di tutta l’azione pastorale continua a essere Gesù Cristo, il Buon Pastore, vicino e misericordioso, capace di ascoltare e accompagnare, discernere e dare vita al suo gregge. Un approccio pastorale ispirato da lui promuove relazioni fraterne, evita il personalismo e aiuta ogni membro a crescere nella sua particolare vocazione. 

Per l’ OCDS la sfida attuale è camminare insieme, in modo sinodale, rafforzando la collaborazione tra frati, suore e persone comuni, superando l’isolamento e coltivando una formazione permanente che garantisca la fedeltà al carisma. 

In breve  – ha spiegato p. Alzinir – la futura vitalità dell’OCDS dipenderà dalle comunità che vivono profondamente la preghiera, la fraternità, la missione dando testimonianza nel mondo della presenza di Dio.

Così fedeli allo spirito di Santa Teresa di San Giovanni della Croce potremmo continuare a costruire una singola famiglia carmelitana al servizio della Chiesa e dell’evangelizzazione».

Dopo una breve pausa, i lavori sono ripresi con l’intervento di Manuel Vásquez, OCDS dell’Ecuador, che ha sviluppato il tema «Formare insieme la comunità teresiana».

Il relatore ha evidenziato come la grande sfida, ma anche la più grande speranza dell’Ordine Secolare, sia quella di continuare a edificare comunità teresiane nelle quali l’esperienza di Dio non rimanga un ideale astratto, ma diventi una realtà viva, capace di trasformare l’esistenza delle persone.

La vocazione del Carmelitano Secolare, ha ricordato, non può essere vissuta in modo individualistico. Dio chiama personalmente ciascuno, ma forma i suoi figli all’interno di una comunità e li invia insieme in missione. La Comunità, pertanto, non è semplicemente una struttura organizzativa o un luogo di ritrovo, bensì il grembo nel quale la vocazione viene accolta, discernuta, maturata e continuamente alimentata.

Una autentica comunità teresiana pone Cristo al centro della propria vita; vive della preghiera, pratica il perdono, custodisce la comunione fraterna e si apre con generosità alla missione. Là dove i fratelli imparano ad ascoltarsi reciprocamente, ad accompagnarsi nel cammino spirituale e a sostenersi nelle difficoltà, il carisma diventa fecondo e la presenza di Cristo si rende visibile nella vita quotidiana.

Formare insieme significa imparare a camminare uniti, accogliendo le differenze non come un ostacolo, ma come una ricchezza donata dallo Spirito Santo. Significa crescere nella preghiera, nella formazione permanente e nella corresponsabilità, fino a diventare un’unica famiglia spirituale che, pur appartenendo a culture, lingue e realtà sociali diverse, vive dello stesso spirito teresiano.

In una società segnata dalla solitudine, dalle divisioni e dall’individualismo, le comunità dell’OCDS sono chiamate a diventare una silenziosa ma eloquente profezia di comunione e di speranza. Se la vocazione sarà vissuta con autenticità, umiltà e carità concreta, il sogno di santa Teresa continuerà a prendere forma ancora oggi. Le comunità non saranno soltanto gruppi di preghiera, ma vere case spirituali nelle quali Dio dimora, trasforma i cuori e invia testimoni del suo amore nel mondo.

Nel pomeriggio i partecipanti hanno vissuto alcuni momenti di fraternità e di ricreazione, prima di ritrovarsi nuovamente raccolti davanti al Santissimo Sacramento per la consueta adorazione eucaristica che concludeva ogni giornata dell’Incontro Mondiale.

La mattina di sabato 25 luglio, dopo la celebrazione della Santa Messa in lingua italiana, i lavori sono ripresi con l’attesa relazione della consorella malgascia Voahanginiaina, dedicata al tema «Preghiera, fraternità e comunione».

Con uno stile semplice e coinvolgente, arricchito da numerosi esempi tratti dalla vita della sua comunità, la relatrice ha offerto una profonda riflessione sulla spiritualità del Carmelitano Secolare. Ha ricordato anzitutto come la preghiera rappresenti il terreno fecondo sul quale cresce tutta la vita vocazionale, sia nella dimensione personale sia in quella comunitaria. In un mondo dominato dal rumore e dalla frenesia, il silenzio interiore non è una semplice assenza di parole, ma diventa il luogo privilegiato dell’incontro con Dio, uno spazio sacro capace di custodire il cuore anche nel vortice della vita quotidiana.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla fraternità, costruita giorno dopo giorno attraverso quelle virtù spesso nascoste ma indispensabili alla vita comune: discrezione, prudenza, semplicità, bontà e capacità di accogliere l’altro. Attraverso esperienze concrete, la relatrice ha mostrato come la comunione non sia un ideale teorico, bensì una realtà che si manifesta nella condivisione dei beni spirituali, nell’aiuto reciproco e nel sostegno vicendevole soprattutto nei momenti di prova. È proprio questa comunione vissuta che diventa il sigillo autentico della vocazione secolare carmelitana.

Il secondo intervento della giornata è stato affidato a Meg Ramos, proveniente dalle Filippine, che ha approfondito il tema della vocazione del Carmelitano Secolare mettendo in luce le due dimensioni fondamentali che la sostengono: la preghiera e la missione.

La relatrice ha sottolineato come queste due realtà non possano mai essere separate. Per il laico carmelitano, immerso nelle responsabilità della famiglia, del lavoro e della società, la preghiera non rappresenta una fuga dal mondo, ma la sorgente dalla quale nasce ogni autentico impegno apostolico. Allo stesso modo, la missione costituisce il luogo concreto nel quale la contemplazione si incarna e diventa testimonianza.

Non è possibile essere autentici contemplativi senza avvertire il desiderio di condividere con gli altri l’amore sperimentato nell’incontro con Cristo; allo stesso tempo, ogni attività apostolica rischierebbe di ridursi a semplice attivismo se non fosse continuamente alimentata dalla preghiera e dall’intimità con Dio.

Riprendendo una felice espressione ormai cara alla spiritualità dell’Ordine Secolare, Meg Ramos ha definito il Carmelitano Secolare come un «contemplativo sul marciapiede».Un’immagine capace di sintetizzare efficacemente l’identità dell’OCDS: uomini e donne che non si allontanano dal mondo per cercare Dio, ma imparano a incontrarlo proprio nei luoghi ordinari dell’esistenza — nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze — trasformando la quotidianità in uno spazio di contemplazione e di evangelizzazione, dove il “marciapiede” diventa il primo luogo della missione.

Il terzo intervento della giornata è stato affidato al Delegato Generale per l’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi, padre Ramiro Casale, OCD, che ha sviluppato il tema «Camminando insieme verso il futuro».

Nel suo intervento, padre Ramiro ha proposto un ampio excursus storico sull’origine e sul progressivo sviluppo dell’Ordine Secolare all’interno della famiglia carmelitana, evidenziando come la vocazione dei laici abbia assunto, nel corso dei secoli, un ruolo sempre più significativo nella missione dell’Ordine e della Chiesa.

Partendo da questa prospettiva storica, il relatore ha invitato l’assemblea a guardare con realismo e speranza alle sfide che attendono oggi l’OCDS. Tra le priorità indicate, particolare rilievo è stato dato al processo di revisione delle Costituzioni, affinché il loro linguaggio teologico e giuridico possa essere ulteriormente affinato e armonizzato con i più recenti orientamenti del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Accanto a questo, è stata evidenziata la necessità di aggiornare anche la Ratio Institutionis, così da offrire percorsi formativi sempre più adeguati alle esigenze ecclesiali e culturali del nostro tempo.

Un’attenzione particolare è stata poi rivolta alla formazione di coloro che esercitano responsabilità di accompagnamento e di governo nelle comunità. Padre Ramiro ha sottolineato quanto sia importante preparare con cura sia gli assistenti spirituali sia i consigli locali, affinché il servizio dell’autorità sia vissuto secondo lo stile evangelico, nella trasparenza, nella corresponsabilità e nel rispetto della dignità di ogni persona, prevenendo ogni possibile forma di abuso di coscienza, di autorità o di potere.

Guardando al futuro, il Delegato Generale ha infine indicato alcune linee di sviluppo che dovranno orientare il cammino dell’Ordine Secolare nei prossimi anni:

  • promuovere con rinnovato entusiasmo la pastorale vocazionale e rafforzare lo slancio missionario delle comunità dell’OCDS;
  • favorire una più intensa collaborazione tra le diverse circoscrizioni dell’Ordine, sviluppando forme concrete di solidarietà reciproca, anche attraverso la costituzione di un fondo internazionale destinato a sostenere le realtà più fragili;
  • investire con continuità nella formazione iniziale e permanente, offrendo percorsi di aggiornamento che aiutino ogni membro a crescere nella propria vocazione e nella fedeltà al carisma teresiano.

Uno dei momenti più significativi dell’Incontro Mondiale è stato anche il confronto sinodale promosso tra tutti i partecipanti. Fin dall’inizio dei lavori, infatti, ai membri dell’OCDS sono state proposte alcune domande che hanno guidato la riflessione personale e comunitaria:

  • Come possiamo comunicare oggi il carisma carmelitano-teresiano con un linguaggio capace di parlare all’uomo contemporaneo?
  • Che cosa chiede oggi la Chiesa ai membri dell’Ordine Secolare Carmelitano Scalzo?
  • Come possiamo crescere in una reale sinodalità e corresponsabilità all’interno dell’OCDS?
  • Perché desidero appartenere all’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi?

Le riflessioni maturate durante i giorni dell’incontro sono confluite in una tavola rotonda conclusiva, alla quale hanno preso parte il Preposito Generale, padre Miguel Márquez Calle, OCD, il Delegato Generale, padre Ramiro Casale, OCD, e padre Alzinir Debastiani, OCD.

Dalla condivisione è emersa una convinzione comune: l’Ordine Secolare non è soltanto l’erede di una straordinaria tradizione spirituale, ma custodisce una vocazione della quale la Chiesa e il mondo hanno oggi un profondo bisogno. Radicati nell’esperienza di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce, i Carmelitani Secolari sono chiamati a essere uomini e donne di preghiera, di fraternità e di missione, capaci di rendere presente il Vangelo nella vita quotidiana.

Con gratitudine per il cammino percorso, ma anche con lo sguardo rivolto al futuro, i relatori hanno invitato tutti ad affrontare con coraggio le sfide del tempo presente, affinché le comunità dell’OCDS diventino sempre più autentiche scuole di preghiera, laboratori di comunione e segni credibili della presenza di Dio nel mondo.

Il futuro dell’Ordine Secolare, è stato ricordato in conclusione, dipenderà dalla fedeltà con cui ogni membro saprà vivere e trasmettere il carisma alle nuove generazioni. Per questo motivo l’assemblea è stata esortata a rinnovare il proprio impegno nel cammino della santità, nella certezza che il Signore continua a guidare il suo popolo.

Con le parole che hanno accompagnato l’intero Incontro Mondiale, il messaggio finale è risuonato come un vero programma di vita e di missione: «Ora è il momento di camminare.»


Domenica 26 luglio
l’ultima giornata dell’Incontro Mondiale è stata vissuta nel segno del pellegrinaggio, quale naturale compimento del cammino di fede e di fraternità condiviso nei giorni precedenti. Tra le diverse mete proposte dagli organizzatori, il gruppo siciliano ha scelto di recarsi a Segovia, città profondamente legata alla memoria di san Giovanni della Croce.

Giunti presso il convento che custodisce le reliquie del Santo, i pellegrini hanno sostato in preghiera davanti alla sua urna, dove hanno potuto ottenere l’indulgenza concessa in occasione dell’Anno Giubilare dedicato al Dottore Mistico. È stato un momento intenso di raccoglimento e di silenzio, nel quale ciascuno ha affidato al Signore la propria vocazione, le intenzioni delle rispettive comunità e il futuro dell’Ordine Secolare Carmelitano Scalzo.

La visita è poi proseguita nei luoghi più significativi della presenza di san Giovanni della Croce a Segovia. Particolarmente suggestiva è stata la sosta presso il luogo dove, secondo la tradizione, il Santo amava ritirarsi nelle ore notturne per contemplare il cielo stellato. In quella contemplazione del creato, che rimandava continuamente al Creatore, maturarono molte delle intuizioni spirituali che ancora oggi illuminano il cammino della Chiesa e dell’intera famiglia carmelitana.

Nel primo pomeriggio il gruppo ha potuto ammirare le bellezze artistiche e culturali della città di Segovia, patrimonio di storia, di fede e di arte, respirando quell’atmosfera che ancora conserva viva la memoria dei grandi santi del Carmelo Teresiano.

Rientrati ad Ávila, tutti i partecipanti si sono ritrovati nella cattedrale per la solenne celebrazione eucaristica conclusiva, presieduta da mons. Jesús García Burillo, già vescovo di Ávila. Attorno all’altare si sono raccolti quasi mille Carmelitani Secolari provenienti dagli oltre ottanta Paesi rappresentati, in un’unica assemblea che ha reso visibile la ricchezza e l’universalità del carisma teresiano.

Con la celebrazione dell’Eucaristia si è ufficialmente concluso il primo Incontro Mondiale dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi, un evento destinato a lasciare un segno profondo nella storia dell’OCDS. Sono stati giorni intensi di preghiera, di formazione, di fraternità e di confronto, durante i quali culture, lingue e tradizioni diverse si sono ritrovate unite dalla stessa vocazione e dallo stesso desiderio di seguire Cristo sulle orme di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce.

I partecipanti sono ripartiti verso le proprie nazioni con un bagaglio spirituale arricchito da incontri, testimonianze e nuove amicizie, ma soprattutto con una rinnovata consapevolezza della responsabilità affidata ai laici carmelitani nel cuore della Chiesa e del mondo. Le parole che hanno accompagnato l’intero incontro, «Ora è il momento di camminare», rimangono il programma per il futuro: continuare a edificare comunità sempre più radicate nella preghiera, nella fraternità e nella missione, perché il carisma teresiano continui a essere una luce capace di illuminare il cammino degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Per la delegazione siciliana questo pellegrinaggio ha rappresentato anche un prezioso ritorno alle sorgenti del Carmelo Teresiano. Pregare nei luoghi dove santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce hanno vissuto, sofferto e testimoniato il Vangelo ha reso ancora più vivo il desiderio di custodire e trasmettere questo patrimonio spirituale alle future generazioni. Il ritorno in Sicilia non segna, dunque, la conclusione di un viaggio, ma l’inizio di un rinnovato impegno a vivere e diffondere, nelle proprie comunità, quella stessa esperienza di Dio che ad Ávila e a Segovia continua ancora oggi a parlare al cuore di ogni pellegrino.