«É bello essere amati dai giovani come prete»

Padre Angelo Gatto è morto a Milano, una città dove aveva vissuto pochi ma intensi anni della sua giovinezza. Di città ne aveva girate tante lui,che nato da una famiglia contadina a Barcon di Vedelago (TV), aveva poi abitato nei vari conventi dei Carmelitani Scalzi Veneti e per circa 35 anni in Sicilia.
Entrato nel 1947 a Tombetta (VR) come uno dei primi aspiranti del collegio sorto nel 1946, passato poi ad Adro (BS) negli anni 1949-1953, iniziò il noviziato a Man-tova con altri 8 compagni di corso, ricevendo il nome religioso di fra Saverio (smesso più avanti quando poté tornare al nome di Battesimo). Emessa la professione religiosa il 1° agosto 1954, fece il liceo un anno a Treviso e due a Brescia, e per la teologia venne inviato nell’ottobre 1957 al Collegio Internazionale di Roma, ben figurandovi con la sua indole vivace e reattiva, temperata da un modo amichevole e da un tono volentieri scherzoso che egli esprimeva divertendo tutti sul palcoscenico, guadagnandosi dopo una bella recita il nomignolo di “Pillàcchera”, dal nome del protagonista.
Sacerdote nell’aprile 1961, licenziato in teologia nel giugno 1962, rientrò in Provincia e fu destinato per breve tempo a Tombetta con i ragazzi, poi a Trento con i liceali per insegnare storia e filosofia, di-mostrando uno spirito desideroso di verità e di approfondimenti cercati in confronti e dialoghi anche prolungati. Sentiva il tempo del Vaticano II, che lo infervorava tutto. Nel 1967 si inserì nella neonata parrocchia di Tombetta (VR), portandovi il suo entusiasmo e anche la voglia di novità. Al provinciale padre Silvio nella primavera del 1969 chiedeva di far parte di primi missionari del Madagascar. Desideroso di apostolato, ma anche di sapere, nel 1975-76 seguiva per sei mesi i corsi sabbatici sul Monte Carmelo. Da padre Nicolò provinciale ottenne poi di iscriversi alla Cattolica di Milano per laurearsi in filosofia.
Ospite presso i nostri padri del Corpus Domini, all’inizio non riusciva a conciliare lo studio con il servizio convenuto di visite alle famiglie, ma presto venne conquistato dall’impegno della Messa e della Mensa dei poveri coadiuvato e stimolato da un brioso gruppo di giovani. Nell’attività caritativa ebbe occasione di conoscere e di affiancare fra Ettore Boschini e di accogliere con i padri del PIME Madre Teresa di Calcutta. Però dopo tre anni e mezzo non aveva potuto dare tanti esami, per cui nel 1979 il provinciale padre Gaetano lo sollecitava a finire e gli proponeva di andare a Santa Teresa alla Kalsa di Palermo, ambiente di poveri e di prima evangelizzazione.
Dopo vari rimandi, nel 1980 ci andava di fatto, lasciando aperto il capitolo dell’università; ma ci rimase poco perché il suo stile, ritenuto “troppo personale”, non si accordava con quello della comunità. Andò allora al Monte Carmelo – Villasmundo (SR), dedicandosi in particolare ai giovani e a dettare ritiri ed esercizi spirituali al clero e alle religiose.
Di solito padre Angelo accettava volentieri inviti e proposte di servizio apostolico, in ogni parte di Italia, stabilendo ovunque rapporti duraturi, segno della stima che riscuoteva per i contenuti della sua predicazione e per il suo stile. Così avvenne con alcune Diocesi, con molte famiglie di Milano, con l’Istituzione Teresiana, con le Suore di Maria Corredentrice di Reggio Calabria e altri.
Nel 1984 il provinciale padre Agostino lo scelse come parroco alla Madonna delle Lacrime di Trappeto, ma nella visita generalizia del 1988 padre Bruno Zomparelli, lo assegnò alla casa di spiritualità di Risano. Poco dopo però poté tornare in Sicilia, a Enna, con il compito di curare la vita del santuario di San Giuseppe, le monache scalze, la fraternità dell’OCDS, il gruppo giovanile e l’economato.
Nel 1994 accettò la proposta del Generale padre Camillo Maccise di andare in Australia, dove aveva anche dei parenti, per collaborare con i Padri e in particolare per assistere i migranti italiani. Dopo alcuni mesi a Dublino per rivedere il suo inglese, volò a Perth e vi restò tre anni.
Con l’istituzione del Commissariato di Sicilia il 10 ottobre del 1998 da parte del Definitorio Generale padre Angelo ne fu subito interessato e scelse di farne parte rientrando in Sicilia all’inizio del 1999.
Fu nominato Primo Consigliere del Commissariato e Priore nel convento della Madonna dei Rimedi di Palermo, incarico che mantenne fino al 2005. In questi anni fu anche animatore zelante del Centro missionario del Commissariato creato per tener vivo lo spirito missionario nelle nostre comunità e promuovere l’opera di sostegno per le nostre missioni in Madagascar.
Negli anni 2005-2008 divenne priore e maestro del Noviziato a Monte Carmelo-Villasmundo, anni nei quali fu anche nominato vicario episcopale per la Vita Consacrata della diocesi di Siracusa. A questo compito si dedicò con il solito entusiasmo suscitando belle iniziative per cui la sua partenza, perché trasferito a Ragusa (2011-2014), lasciò nel Vescovo e nelle religiose un vivo rammarico.
Dopo il triennio a Ragusa, fu nominato priore a Trappeto, e anche qui ebbe il compito di Vicario episcopale per la Vita Consacrata della Diocesi di Catania. Il Vescovo, come testimoniò in una lettera per i funerali, si consigliò spesso con lui, e per il trigesimo ha voluto presiedere l’Eucaristia nella nostra parrocchia di Madonna delle Lacrime. Nell’estate 2015, dopo le ferie in Alta Italia, avvertì una piaga e dei dolori al polpastrello e all’osso dell’alluce del piede sinistro: era l’inizio d’un tremendo melanoma che, nonostante gli interventi chirurgici e varie cure, stava per invadere rapidamente tutto il corpo. La prima diagnosi venne fatta nei primi mesi del 2016 a Catania dopo l’amputazione della falange ulcerata e l’asportazione di un linfonodo e a nulla valsero poi gli interventi fatti nel mese di giugno all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano a cui padre Angelo si era rivolto con fiducia.
Dopo il festoso compimento dell’80° compleanno (10 luglio), nel quale la voce e lo spirito del nostro religioso sembravano immutati, cominciò un rapido declino nel quale un torpore invincibile s’impadronì di lui rendendo sempre più difficile la comunicazione e l’alimentazione. Così ai primi di agosto fu portato, per interessamento del priore di Milano e dei suoi vecchi e fedeli amici, all’Hospice della clinica Columbus specializzato nelle cure ai malati terminali.
Assistito fin da subito dai tanti suoi “giovani” di Milano che dopo 40 anni si sono ricompattati attorno a lui, padre Angelo, con a fianco il confratello fra Piergiorgio, ha affrontato in piena consapevolezza la fase finale del suo calvario. Ha avuto un grande conforto spirituale dalle preghiere, dalle telefonate e dalle visite con cui i suoi parenti e tanti amici laici e consacrati l’hanno accompagnato nella pacifica accettazione del Mistero Pasquale che si stava impadronendo di lui. Sembrerebbe che le molte preghiere dei confratelli e delle sorelle del Commissariato e di tanti laici che speravano una svolta nel decorso del male siano state dirottate dal Signore a procurargli una fine serena e tutto sommato non molto dolorosa. Si spegneva infatti in pace alle ore 3 del 7 settembre e i suoi funerali sono stati celebrati sabato 10 settembre, alle 10 del mattino nella chiesa del Corpus Domini di Milano, circondato da tanti confratelli, parenti e amici, poi nella chiesa del suo paese, alle 16 del pomeriggio, a Caselle di Altivole (TV), dove è stato sepolto.
Lasciando Milano nel 1980 aveva pregato così: «Signore, ti ringrazio di cuore per questi tre anni e mezzo trascorsi al Corpus Domini, al servizio del tuo Regno […] Mi sono impegnato in prima persona, pagando con gioia dove c’era da pagare. Ho imparato da Te a essere povero, casto, obbediente, non nelle strettoie di un convento, ma in mezzo alla gente […] Ti ringrazio di avermi affidato la Messa della Carità. L’ho considerata parte importante del tuo Regno e per essa ho trafficato tutti i talenti che Tu puoi aver dato alla mia povera persona […].
Ti ringrazio per i giovani che mi hai dato, ai quali ho cercato di svelare il mistero del tuo amore. L’incontro con loro è stato il più bello della mia vita. Per i giovani, Signore, avrei dato la vita. A loro ho insegnato di incontrarti nella preghiera, di ringraziarti nell’Eucarestia, di incontrarti nell’amicizia fraterna e di servirti nei fratelli più poveri. Essi mi hanno dato un dono prezioso: la loro sincera e profonda amicizia. Signore, permettimi un’esclamazione: È bello essere amati dai giovani come prete.